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Tag Archives: Salute

Piperina&Curcuma Plus: Promozione Natalizia Prendi 2 Paghi 1!

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Non esistono prodotti magici per dimagrire, ma ti puoi concedere il lusso di un metabolismo naturalmente rapido. Sai che esiste un meccanismo che ha ridato un corpo snello a migliaia di persone in tutto il mondo? Anche tu puoi approfittare della forza dimagrante di Piperina&Curcuma Plus!! Bastano 30 Giorni.

NE PARLANO TUTTI I PROGRAMMI TELEVISIVI

Negli ultimi mesi molte persone su Internet stanno provando un nuovo prodotto naturale che aiuta le donne a sciogliere il grasso e ad ottenere risultati efficaci in meno di un mese – Piperina & Curcuma Plus. Questo prodotto naturale, conosciuto anche come “Il Sacro Graal” (per la sua facilità nell’eliminare il grasso in eccesso) è apparso per la prima volta in America su show televisivi popolari, dimostrando di essere un metodo sicuro e alla portata di tutti.
Numerose celebrità tra cui Belen RodriguezIlary BlasiEmma MarroneCharlize Theron, Jennifer Lopez e tante altre, dicono di aver eliminato una notevole quantità di grasso corporeo con l’aiuto di questo prodotto naturale. L’effetto di questo prodotto è clinicamente dimostrato, Piperina & Curcuma Plus non solo aiuta a bruciare rapidamente i grassi dal tuo corpo, ma aiuta ad eliminare tutte le tossine presenti nel corpo, in più accelera il metabolismo, e va a rinforzare il tuo sistema immunitario.

 

In una recente intervista a Domenica Cinque,

Barbara ha parlato di Piperina & Curcuma,

questo prodotto naturale che utilizzano tante Vip per bruciare i grassi

senza alcuna dieta o esercizio fisico.

 

 

 

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COSA DICONO I DOTTORI?

 

Dott. Francesco Santoro

Numerosi studi eseguiti dal Dott. Francesco Santoro dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano dimostrano che questo prodotto naturale velocizzi il metabolismo già poche ore dopo la sua prima assunzione. Le persone che si sono offerte per l'esperimento hanno inoltre notato un notevole aumento dell'energia durante la giornata e maggiore concentrazione.

 

Essendo un prodotto 100% naturale si adatta al nostro organismo senza mostrare alcun effetto collaterale.

 

Dott. Umberto Olivieri

Dott. Umberto Olivieri del Dipartimento di Scienze della Salute di Milano e il 92esimo sulla lista di miliardari del mondo prodotta da Forbes, ha lavorato a fianco di altri specialisti per la ricerca su questo fantastico prodotto naturale e dimostrò già da tempo la sua efficacia.
Velocizza il tuo metabolismo ed elimina la sensazione di fame. Quindi possiamo affermare che questo prodotto naturale permette di perdere peso senza cambiare il proprio stile di vita

 

 

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Miele è un Arma contro Superbatteri Antibiotico-Resistenti

Il miele è un arma efficace contro la diffusione dei superbatteri antibiotico-resistenti, cause di infezioni che secondo le stime uccideranno attorno a 10 milioni di persone entro il 2050. I batteri infatti continuano a evolversi e gli antibiotici diventano inefficaci, ma una ricerca dell'University of Technology di Sydney, guidata dalla microbiologa Nural Cokcetin, dimostra che batteri e alcuni superbatteri sono incapaci di resistere alle proprietà medicinali del miele. "Il miele è conosciuto da millenni ma i batteri non hanno imparato a sviluppare resistenza", ha dichiarato Cokcetin in occasione della Settimana della Scienza a Sydney. "Abbiamo dimostrato che in condizioni nelle quali svilupperebbero rapidamente resistenza agli antibiotici - ha detto Cokcetin, che studia da oltre 10 anni le proprietà antibatteriche e antimicrobiche del miele - in presenza del miele questo non avviene. Abbiamo sperimentato con diversi batteri, diversi antibiotici e diversi tipi di miele. I risultati sono stati coerenti".

La studiosa e i suoi collaboratori sono tuttora impegnati nell'identificare, in uno studio su campione, le proprietà attive di oltre 1000 varietà di miele. L'efficacia del miele come medicinale dipende da differenti fattori fra cui il contenuto di zucchero, i livelli PH e la presenza di metilgliossale (MGO), il composto che si forma naturalmente nel nettare del fiore di Manuka ed è responsabile delle proprietà eccezionali del miele che ne deriva. Tra le altre proprietà benefiche del miele, osserva Cokcetin, il rafforzamento dei batteri 'buoni' nell'intestino e la rimarginazione di ferite croniche. 

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Utilizzato già mille anni prima di Cristo, il mieleera considerato il “cibo degli dei”. Gli antichi popoli ne sfruttavano tutte le numerose proprietà: lo impiegavano con scopo curativi o nella cosmesi (come crema, unito all’argilla, all’acqua e alle foglie di cedro) e ne facevano largo uso in cucina. La tipica espressione “luna di miele” nasce appunto da una particolare bevanda (formata da miele, lievito e acqua), chiamata "idromele", che nell'antichità veniva fatta bere agli sposi come augurio per propiziare l'arrivo di un figlio maschio.

Il miele è formato quasi esclusivamente da zuccheri e “vanta” un’alta concentrazione di fruttosio. Tra le sostanze dolci esso è l'unico che deve tutte le sue caratteristiche alla natura (piante e api) poiché non subisce alcuna manipolazione da parte dell'uomo, prima di arrivare sulla nostra tavola. Il suo grande vantaggio è di poter fornire all’organismo, calorie prontamente disponibili e non dannose per l’organismo: ecco perché può essere consumato in tranquillità da persone sane e meno, ma soprattutto dagli atleti. 
Nell’alimentazione di chi pratica sport ad alti livelli, il miele è particolarmente indicato subito prima di uno sforzo fisico e immediatamente dopo, per recuperare le energie impiegate. È molto utile anche per chi non svolge attività propriamente fisiche ma semplicemente “mentali”, perché fa bene al cervello e al sistema nervoso, essendo in grado di “controllare” e aiutare l’efficienza mentale. A maggior ragione, nelle persone deperite (anziani o inappetenti) e malate le proprietà del “nettare degli dei” diventano molto più preziose: quando un malato, per diversi motivi, non è in grado di nutrirsi a sufficienza, una piccola quantità di miele sciolto in un po' d'acqua può restituire energia prontamente. Per questi motivi, il miele è adatto a tutti, tranne a coloro che hanno già nella loro dieta molti alimenti dolci ed è controindicato per le persone che hanno problemi di diabete e per tutti coloro che vogliono intraprendere una dieta ipocalorica. Il suo apporto energetico è di 320 Kcal per 100 gr. di prodotto.

Componenti principali del Miele 
Il miele è composto da fruttosio, glucosio, acqua, zuccheri e sostanze diverse, tra cui acidi organici, sali minerali, enzimi e aromi e molte altri. Il miele è un alimento di elevato valore nutritivo, facilmente assimilabile. Il glucosio fornisce energia da poter essere utilizzata immediatamente, il fruttosio viene metabolizzato a livello epatico e costituisce una riserva energetica. È prevalentemente costituito da zuccheri semplici: glucosio e fruttosio in percentuali diverse e tale rapporto è molto importante poiché, ad un elevato rapporto in glucosio corrisponde un'alta tendenza alla cristallizzazione che lo rende un prodotto di facile digeribilità. La cristallizzazione è un processo naturale che dipende soprattutto dal rapporto tra glucosio e fruttosio legati alla temperatura (massima sui 14C°). Se il contenuto di glucosio è elevato il processo sarà più veloce: le basse temperature infatti, lo inibiscono. 
Appena estratto il miele possiede tantissime fragranze ma tali caratteristiche tendono a modificarsi nel tempo di pari passo con l'insorgenza di alcuni processi chimici accelerati dalla temperatura di conservazione. Quali sono i parametri chimici maggiormente presi in considerazione? L’HMF e l'enzima della Diastasi (l'HMF o idrossimetilfurfurale, è una sostanza che non si trova nel miele appena estratto ma che si forma a seguito della degradazione degli zuccheri, processo accelerato dalle temperature). La Diastasi è un enzima presente nel miele in modo naturale, che si degrada progressivamente sia con il passare del tempo che con processi termici. L'HMF non dovrebbe superare i 20 mg/kg, mentre il contenuto in Diastasi, invece, è molto variabile (dipende dalla quantità naturale di enzimi presente) generalmente deve essere superiore a 8, anche se vi sono delle eccezioni.

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Caratteristiche del miele 
La ricchezza di questo alimento è dovuta alla sua composizione zuccherina e alla notevole presenza di fruttosio, che rendono il miele un prodotto “unico”. Il fruttosio infatti, conferisce un potere dolcificante particolare e un prolungato effetto energetico perché, mentre il glucosio viene bruciato immediatamente, il fruttosio, dotato di proprietà emollienti, resta “disponibile” per il fisico, più a lungo. Ecco perché i vantaggi sono superiori a quelli dello zucchero. Una delle più importanti funzioni è quella antibatterica e antibiotica , anche se sono ancora molte le sostanze identificate del miele, della quali non si hanno tuttavia, notizie sufficienti. Al momento però, si sa che oltre agli zuccheri, il miele contiene numerosi principi alimentari, che è un prodotto naturale ed è in grado di rendere l’alimentazione più sana ed equilibrata.

Sindrome da rientro: ecco alcuni consigli per “ammorbidire” la fine delle vacanze

Ci risiamo, ogni anno è sempre la solita storia, stiamo in attesa delle tanto agognate vacanze per poi soffrire della “sindrome da rientro”.

Per molti il ritorno alla normalità è traumatico. mal di testa, stanchezza, sensazione di confusione, perdita di entusiasmo e irritabilità, ma anche dolori muscolari, eccesso di sudorazione, tachicardia, difficoltà di concentrazione, sono solo alcuni dei sintomi “accusati” da una persona su due di rientro al lavoro dalle vacanze. Come fare per evitare il trauma da rientro? Ecco alcune piccole regole da osservare, per rendersi più dolce il rientro alla routine giornaliera:

1. Rientrare gradualmente alla vita di tutti i giorni. E’ importante a tal proposito, lasciarsi uno o due giorni di ferie da trascorrere in città.

2. Rivivere le vacanze. E’ bene non “dimenticare” subito le ferie archiviando i ricordi, ma è utile per sentirsi ancora un po’ lontani dalla quotidianità, rivedere video e foto dei giorni felici e spensierati.

3. Rimettersi in forma gradualmente. Evitate la presunzione di “partire in quarta” per perdere i chili messi su in vacanza ma ponetevi obiettivi raggiungibili bisogna procedere passo per passo, dandosi mete ragionevoli nella ripresa della forma fisica.

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4. Prendersi cura di sé. In questo cosa bisognerebbe ritagliarsi, proprio come si faceva in vacanza, del tempo per coccolarsi. Questo si potrebbe tradurre nel fare una passeggiata, o consumare lentamente la colazione, leggere un buon libro, insomma mettere in pratica delle buone abitudini che insieme contribuiscano al benessere e piacere psicofisico.

5. Recuperare i ritmi giusti. E’ utile riprendere le “redini” del ritmo sonno-veglia, cambiato durante la sregolatezza delle vacanze. Per rientrare nella routine bisogna poco a poco ritrovare i ritmi giusti, innanzitutto tornando a dormire un adeguato numero di ore per notte (non meno di 6-7 ore) e andando a letto più o meno sempre alla stessa ora. Secondo passo, mangiare a orari altrettanto regolari: anche i pasti, come il sonno, “sincronizzano” l’organismo e lo aiutano a tornare alla routine.

6. Fare movimento. L’attività fisica è essenziale per mantenersi in forma e per contrastare i malesseri da sindrome da rientro come affaticamento, irritabilità, cattivo umore: anche in questo caso è essenziale la gradualità, cercando comunque di fare movimento almeno tre volte alla settimana. Se invece in estate ci si è dedicati di più allo sport è bene non perdere la buona abitudine e continuare a muoversi con regolarità, magari sfruttando qualsiasi occasione per farlo come andare in bici o a piedi al lavoro o fare una corsa quotidiana al parco.

3 Milioni di Italiani Soffrono di Disturbi Alimentari

Sono tanti gli italiani che soffrono di disturbi alimentari, e le motivazioni sono le più varie, dalla genetica alle cattive abitudini alimentari, passando per la mancanza di sport ed attività fisica.

Prima di tutto bisogna capire quali sono i DCA, i disturbi del comportamento alimentare, poiché si tratta di patologie che si caratterizzano per una alterazione delle abitudini alimentari e, generalmente, da una preoccupazione esagerata per il peso o per la forma del corpo.

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Sempre più spesso, questi disturbi, cominciano a comparire già in adolescenza, colpendo prevalentemente le ragazze o le donne. Fra i comportamenti tipici di chi soffre del disturbo del comportamento alimentare ci sono:

  • Il digiuno
  • La restrituzione dell’alimentazione
  • Le crisi bulimiche
  • La fame nervosa
  • Il vomito autoindotto
  • L’assunzione impropria di lassativi o diuretici con il fine di perdere peso
  • L’intensa attività fisica fatta con lo scopo di perdere peso

Chiaramente non è detto che se ci si ritrova in uno di questi comportamenti automaticamente si soffra di disturbi del comportamento alimentare, esistono invece dei criteri precisi per capire se una persona soffre o meno di questo disturbo.

Quali sono i disturbi del comportamento alimentare?

Si annoverano fra i principali disturbi alimentari l’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa. Le persone che soffrono di questi disturbi hanno un solo pensiero, il cibo e la tavola: qualsiasi cosa diventa difficile perché si continua a pensare al “Cosa si deve mangiare”, alla paura di prendere peso o di abbuffarsi.

Sono poche invece le persone che, riconoscendo di avere questo problema, chiedono effettivamente aiuto e, questi disturbi sono definiti da alcuni esperti una vera e propria epidemia sociale che sta coinvolgendo fasce di persone in tutto il mondo sempre più estese, ed il problema è che la patologia sta arrivando anche a fasce d’età particolarmente a rischio, vale a dire gli adolescenti ed i bambini in età prepuberale, con conseguenze anche molto gravi su corpo e mente.

Insieme ad anoressia e bulimia c’è anche l’Arfid, noto come Disturbo dell’alimentazione evitante/restrittivo, che colpisce spesso i bambini maschi già dai 2 o 3 anni fino alla pre adolescenza e si manifesta sotto diverse forme, la più diffusa delle quali è l’eccessiva selettività del cibo (prediligere cibi di un determinato colore o di una determinata consistenza), e questo può provocare complicanze anche gravi.

COME SI CURANO I DCA

Decidere di curarsi è già un importante traguardo

Le istituzioni hanno messo a disposizione dei cittadini un numero verde dedicato ai disturbi alimentari(800180969) ed un sito dedicato con la mappa delle strutture e delle associazioni dedicate ai DCA in Italia.

Non sempre le persone che giungono nei centri specialistici hanno già maturato una vera e propria decisione di voler intraprendere una terapia per cercare la guarigione dal disturbo. In ogni caso, il contatto terapeutico permette in questi casi perlomeno di aprire un dialogo e di poter monitorare le eventuali complicanze sia mediche che psicologiche. Se una persona con disturbo dell’alimentazione non è ancora in grado di intraprendere un vero e proprio trattamento, viene di solito iniziato quello che viene definito da molti centri un ‘percorso motivazionale’, ossia un percorso psicologico che ha lo scopo di portare la persona a desiderare il cambiamento e la guarigione.

Essere ‘motivati’ al cambiamento vuol dire:

  • riconoscere di avere un disagio (consapevolezza)
  • sentire che la situazione crea una notevole quota di sofferenza
  • credere nella possibilità di cambiare (senso di efficacia)
  • essere disponibili a “mettersi in gioco”
  • avere la forza e il coraggio di chiedere un aiuto.

Una corretta valutazione diagnostica

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Per la cura dei disturbi dell’alimentazione è importante rivolgersi a centri specialistici che si occupano specificamente di questi problemi. Questo permette di poter effettuare prontamente una corretta diagnosi differenziale (cioè capire se si soffre di un vero e proprio disturbo dell’alimentazione), di effettuare tutte le valutazioni specialistiche necessarie (psicologiche, psichiatriche, internistiche e nutrizionali) e di ricevere indicazioni corrette sul trattamento da seguire.

Quando un soggetto con disturbi dell’alimentazione arriva ad una struttura specialistica è infatti indispensabile una corretta e attenta valutazione diagnostica. Non tutti i problemi che si manifestano con un alterato comportamento alimentare sono dei veri e propri disturbi dell’alimentazione. E’ importante fare una diagnosi differenziale sia con altre patologie psichiatriche, come la depressione o le fobie, sia con patologie internistiche, come il morbo celiaco o problemi endocrini.

La valutazione iniziale ha anche molti altri obiettivi di fondamentale importanza. Prima di tutto è il momento in cui si inizia a stabilire un rapporto di fiducia. La persona che si rivolge al centro specialistico ha bisogno di sentirsi capita, ma nello stesso tempo ha bisogno di sentire di essere in un centro dove questi disturbi sono conosciuti e affrontati con competenza. Non meno importante, nella fase di valutazione vengono raccolte tutte quelle informazioni che servono al terapeuta per poter capire quale sia il percorso terapeutico più adeguato e poterlo proporre alla persona che ha richiesto la visita.

La valutazione diagnostica ha in genere una durata di 2-4 visite svolte da uno psicologo o uno psichiatra del centro specialistico. La valutazione diagnostica indaga la storia del peso, le abitudini alimentari e gli atteggiamenti riguardo al cibo e al corpo; viene valutata la situazione sociale e familiare, il funzionamento scolastico o lavorativo, le relazioni interpersonali. Possono essere utilizzati oltre al colloquio anche altri strumenti come interviste e questionari autosomministrati.

Se si intravede il pericolo di complicanze mediche o se vi è un dimagrimento o una magrezza rilevante, la valutazione diagnostica va completata da una visita internistico-nutrizionale. Infine, se la persona con disturbo dell’alimentazione è minorenne o comunque vive con la famiglia, è indicata anche una visita per i genitori. Il  coinvolgimento iniziale della famiglia è importante e serve a completare il quadro diagnostico, a cogliere il punto di vista dei familiari, a stabilire un’atmosfera di collaborazione in cui i genitori si sentano partecipi del programma terapeutico, facendo sì che la famiglia possa rappresentare un punto di riferimento anche nel caso in cui la paziente dovesse rifiutare o abbandonare la terapia

 
Il trattamento
Le tappe fondamentali del trattamento nei disturbi dell’alimentazione sono ben riassunte dalle linee guida dell’American Psychiatric Association (APA, 2012):

  • diagnosticare e trattare le complicanze mediche
  • aumentare la motivazione e la collaborazione al trattamento
  • aumentare il peso corporeo (nell’anoressia)
  • ristabilire un’alimentazione adeguata
  • affrontare gli aspetti sintomatologici (dieta, digiuno, vomito, abuso di lassativi, diuretici, iperattività)
  • correggere i pensieri e gli atteggiamenti patologici riguardo al cibo e al peso
  • curare i disturbi psichiatrici associati al disturbo dell’alimentazione
  • cercare la collaborazione e fornire sostegno ed informazioni ai familiari
  • aumentare il livello di autostima
  • prevenire le ricadute

I luoghi del trattamento

Il trattamento dei disturbi dell’alimentazione può essere svolto, a seconda delle necessità, in modo più o meno intensivo. E’ sempre una buona regola iniziare, salvo specifiche controindicazioni, dal trattamento meno intensivo (ossia il trattamento ambulatoriale) perché è il trattamento più efficace e quello che interferisce meno con la vita sociale della persona. Il trattamento ambulatoriale si può quindi considerare il trattamento di prima scelta: solo nei casi molto acuti o in quelli in cui il trattamento ambulatoriale non ha funzionato dovrà essere preso in considerazione un trattamento più intensivo, come il trattamento semi-residenziale in day-hospital o il trattamento residenziale.

Tecniche di trattamento:

- riabilitazione nutrizionale

- terapia cognitivo-comportamentale individuale e di gruppo

- terapia interpersonale

- psicoterapie psicoanalitiche

- psicoeducazione alimentare

- terapie farmacologiche

- terapie familiari

- terapia di riabilitazione cognitiva

- auto-aiuto

 

Quando è necessaria un’ospedalizzazione?

La presenza di complicanze mediche può richiedere un ricovero in regime ospedaliero, che viene di solito effettuato in reparti di medicina (o nutrizione clinica). Questi ricoveri sono in genere relativamente brevi (2-3 settimane) e servono a curare o scongiurare il pericolo di gravi complicanze, ma non sono di solito di per sé sufficienti a ristabilire un peso corporeo adeguato. Possono avvalersi di nutrizione tramite sondino naso-gastrico o (più raramente) per via parenterale, a seconda delle necessità e dei tempi.

La scelta di svolgere un programma terapeutico in regime di ricovero in strutture ospedaliere o in strutture specialistiche a carattere riabilitativo viene operata quando sono presenti i seguenti criteri:

▪ Grave o rapida perdita di peso
▪ Complicanze mediche
▪ Frequenza molto elevata di crisi bulimiche, vomito ed uso improprio di farmaci
▪ Multi-impulsività, comportamenti autoaggressivi, elevato rischio suicidario
▪ Elevata comorbilità psichiatrica (asse I e II)
▪ Elevata conflittualità o scarso sostegno familiare
▪ Mancata risposta al trattamento ambulatoriale
▪ Lunga durata di malattia e fallimento precedenti trattamenti.

11 Motivi per includere il Magnesio nella Dieta

Un'alimentazione ricca di magnesio è fondamentale per la salute delle donne incinte, infatti garantisce l'ottimale sviluppo del feto.

Il magnesio è un minerale che apporta notevoli benefici alla salute cardiaca, poiché regola il battito cardiaco; è, dunque, essenziale nel trattamento dell’aritmia.

Dato che circa il 50% del magnesio si trova nelle ossa, è importante integrarlo nella dieta di tutti i giorni per rafforzare l’apparato scheletrico e i denti.

Il restante 50% del magnesio viene distribuito nelle cellule dei tessuti e negli organi. Solo l’1% di magnesio è presente nel sangue.

Come integrare il magnesio nella dieta?

L’acqua di mare, gli ortaggi a foglia verde e i cereali integrali sono fonti naturali di magnesio e in genere sono gli ingredienti base della dieta di molte persone.

Altre fonti di magnesio sono:

  • Ortaggi (pomodoro, rapa, fave, carciofi, patate)
  • Semi di zucca
  • Arachidi
  • Farina di grano e mais
  • Fiocchi d’avena
  • Orzo
  • Cioccolato

Questo minerale è presente anche in alcuni latticini, come il latte o lo yogurt, e nel pesce.

Come capire quando è necessario aumentare la dose di magnesio?

La carenza di magnesio può causare:

  • Dolore al collo e mal di schiena
  • Ansia
  • Emicrania
  • Debolezza muscolare e stanchezza
  • Spasmi
  • Inappetenza, nausea, vomito
  • Insonnia
  • Anormalità nel ritmo cardiaco
  • Diarrea

Quando siamo sotto stress, il corpo tende ad esaurire velocemente la sua riserva di magnesio.

Per questo motivo, un sintomo comune della carenza di magnesio è la voglia di cioccolato. Quest’ultimo, infatti, contiene magnesio in grandi quantità.

Un deficit di magnesio potrebbe anche essere il riflesso di problemi di salute più complessi, come il diabete o la depressione o una conseguenza della menopausa.

Quali sono i benefici del magnesio nella dieta?

Evita l’asma

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Gli integratori di magnesio sono di grande aiuto per controllare gli attacchi d’asma perché questo minerale aiuta a rilassare i muscoli dei bronchi e a regolare la respirazione.

Il magnesio non è una soluzione definitiva, ma è comunque un buon modo per completare il trattamento medico.

Mantiene le ossa in buona salute

Includere il magnesio nella dieta aiuterà a regolare i livelli di calcio, vitamina D, rame e zinco. Questo si traduce in un minor rischio di osteoporosi in età adulta.

Se avete già problemi alle ossa, è bene optare per alimenti ricchi di vitamina D, calcio e magnesio.

Favorisce l’ottimale sviluppo del feto in gravidanza

Se volete una gravidanza senza problemi, assicuratevi di regolare i livelli di magnesio nel corpo, in questo modo potrete sopportare meglio il dolore e prevenire problemi come la preeclampsia in caso di ipertensione.

Allevia il mal di schiena e i crampi

Il magnesio rilassa i muscoli della schiena, quindi offre sollievo in caso di stress o tensione in corrispondenza dei reni.

Dato che i crampi di solito sono conseguenza di un deficit di magnesio, basterà riportare alla normalità i livelli di questo minerale.

Previene attacchi cardiaci

Dato che questo minerale protegge il cuore dall’aritmia, è anche in grado di evitare eventuali lesioni.

In particolare, è utile per prevenire lesioni causate dalla tensione muscolare dovuta all’eccessivo stress a cui è sottoposto il sistema cardiovascolare.

Regola il transito intestinale

Gli integratori di magnesio solubili in acqua sono un’ottima soluzione per la stitichezza. Questo minerale, infatti, rilassa i muscoli intestinali, dunque genera un effetto lassativo.

Previene il diabete e regola i livelli di zucchero

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Il magnesio migliora la reazione dell’insulina agli zuccheri del sangue e normalizza la pressione arteriosa.

Gli integratori di magnesio sono essenziali per chi ha il diabete, ma è consigliabile consultare il medico prima dell’assunzione.

Migliora l’assorbimento di altri minerali

Il magnesio permette al corpo di assorbire più facilmente le vitamine e i minerali essenziali come il sodio, il calcio, il potassio e il fosforo.

Cura l’emicrania

L’emicrania è un disturbo comune, ma colpisce soprattutto le donne.

Il magnesio riduce significativamente la frequenza e l’intensità dell’emicrania.

Aumenta la produzione di collagene

Il magnesio è molto importante per quanto riguarda la produzione di proteine che a poco a poco si trasformano in collagene.

Il collagene si trova nei tessuti fibrosi come i tendini, i legamenti e la pelle. È presente anche nella cornea, nelle ossa, nelle cartilagini, nei vasi sanguigni e nelle vertebre.

Quindi, maggiore è la quantità di collagene nel corpo, più forti saranno le parti appena menzionate.

Attiva gli enzimi

Il magnesio è di grande aiuto per aumentare la produzione di energia corporea e per attivare gli enzimi che servono al corpo per creare energia cellulare.

 

Dieta Tisanoreica

La Dieta Tisanoreica è un metodo sviluppato in Italia che prevede l’utilizzo di prodotti a base di erbe. Non è concepita solo come dieta dimagrante, ma come un vero e proprio protocollo.  Il regime da seguire è di tipo ipoglucidico (limitazione degli zuccheri), ipocalorico (limitazione delle calorie), normoproteico (proteine in quantità sufficiente).Questa dieta prevede l’utilizzo di  cibi preconfezionati da associare ai normali cibi quotidiani e si basa sul meccanismo della chetosi.  Questa dieta dimagrante  però è leggermente diversa dalle altre diete chetogeniche in quanto il controllo dei corpi chetonici avviene tramite l’uso delle piante officinali, è definita per questo anche dieta fitochetogenica. Vediamo insieme quali sono le caratteristiche principali della dieta Tisanoreica.

Che cos’è la chetosi?

Quando limitiamo al minimo l’assunzione di zuccheri e di carboidrati, il nostro organismo è costretto a trarre l’energia dai grassi accumulati nel corpo, inizia quindi a fornirsi delle riserve e inizia a metabolizzarle. Questo meccanismo se prolungato, porta l’organismo alla chetosi. Ne consegue una perdita di peso che attacca soprattutto l’adipe e non la massa muscolare.

Tuttavia indurre la chetosi per tempi prolungati è dannoso per l’organismo, in quanto non è una condizione normale e mette a dura prova il nostro corpo. Nel caso della dieta Tisanoreica si parla di chetosi verde, perché i prodotti proposti sono composti da proteine di origine vegetale e l’assunzione degli acidi grassi saturi è ridotta al minimo rispetto ad altre diete chetogeniche iperproteiche che in genere si basano sull’assunzione di carne e proteine di origine animale.

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Come funziona la dieta Tisanoreica

La dieta tisanoreica prevede una fase Intensiva e una fase di stabilizzazioneNella prima fase (fase intensiva) devono essere eliminati i carboidrati e gli zuccherie durante la giornata vanno consumati quattro prodotti Tisanoreica da affiancare ad alimenti normali e proteici come carne, pesce e uova, più le verdure.

Nella seconda fase (fase di stabilizzazione) si reintroducono gradualmente i carboidrati, ma solo quelli a basso indice glicemico (integrali), e si assumono due prodotti Tisanoreica al giorno. Non è una dieta lampo, ma non può essere prolungata per più di 40 giorni, oltre i quali si può seguire una fase di mantenimento, che secondo gli ideatori della dieta, può essere mantenuta per tutta la vita.

Questo tipo di dieta non è una dieta fai da te. Nonostante i prodotti si possano acquistare singolarmente, la dieta Tisanoreica si basa sulla personalizzazione per ogni individuo, in base alla forma fisica di partenza, all’età, allo stile di vita. Per iniziare la dieta occorre recarsi dai rivenditori autorizzati che, dopo la consulenza nutrizionale e aver compilato un modulo di informazioni, invieranno il tutto al centro studi Tisanoreica per avere l’autorizzazione e creare un protocollo personalizzato apposta per noi.  Lo stesso tipo di consulenza viene offerto anche online e l’assistenza viene offerta per tutto il periodo della dieta e anche successivamente.

Quindi in base al nostro protocollo dovremo acquistare i prodotti specifici e affiancarli ai cibi quotidiani come indicato nei menù. Per questo la Dieta Tisanoreica è definita dieta integrativa perché non sostituisce i cibi ma li affianca, al contrario delle diete sostitutive. Questi prodotti sono chiamati PAT (Porzione Alimentare Tisanoreica) e sono ottenuti mediante il metodo della Decottopia, comunemente detti decotti.

Secondo il fondatore della Tisanoreica,  Gianluca Mech, questi decotti (decottopirici) derivano da un processo di lavorazione tradizionale che prevede l’utilizzo di minimo 10 erbe per ottenere un prodotto  puro e concentrato, del tutto naturale e senza elementi aggiuntivi, senza zucchero, alcol, glutine o conservanti.

Questi estratti di piante officinali (fitoestratti) si possono assumere in forma liquida, ma anche come estratto secco nei vari prodotti come pasta, biscotti, gelati, cioccolato e molti altri prodotti che vi permettono di stare a dieta senza rinunciare al gusto e al piacere di mangiare.

Che cosa contengono i prodotti Tisanoreica?

Il mix di fitoestratti usati nella Tisanoreica è brevettato e unito agli amminoacidi ad altissimo valore nutritivo induce l’organismo alla chetosi verde e lo mantiene in equilibrio.

componenti essenziali di questo mix sono la Muiria Puama, dalle proprietà toniche esercitate a livello nervoso e muscolare, il Panax Ginseng, ha una funzione stimolante e garantisce il corretto metabolismo dei carboidrati, il Guaranà, per le sue proprietà toniche generali, la Griffonia che aiuta a controllare il senso di fame, la Lespedeza, ha qualità depurative e diuretiche tramite il drenaggio dei liquidi grazie ai flavonoidi presenti nella pianta,   la Frangula, che garantisce la regolarità del transito intestinale degli alimenti, favorendo la funzionalità del tratto intestinale.

Descritto così il mix di piante non sembra molto gustoso, eppure gli ideatori della Tisanoreica sostengono che i loro prodotti  imitano molto bene il sapore e il gusto degli alimenti tradizionali, e questo è fondamentale per poter seguire il protocollo per tutto il tempo necessario senza avere quel senso di frustrazione che accompagna molte diete quando gli alimenti proposti non hanno gusto o sono troppo diversi dai sapori che siamo abituati a conoscere.

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Pro e contro della dieta tisanoreica

Come tutte le diete, anche quella tisanoreica ha i suoi pro e i contro, la cosa importante è esserne consapevoli prima di iniziare.

Pro dieta tisanoreica: essendo una dieta ipoglucidica/iperproteica, la perdita di peso è abbastanza veloce; le pietanze tisanoreiche sono preparare con il sapore di quei cibi che non possono essere mangiati durante la dieta, ma che risultano molto piacevoli al palato. Ad un certo punto, la dieta tisanoreica integra nuovamente gli alimenti esclusi nella fase iniziale, proprio come accade per quella Dukan.

Contro dieta tisanoreica: in questa dieta non ci sono carboidrati e questo potrebbe causare malessere generale e nervosismo, mal di testa e altri sintomi. Inoltre è una dieta particolarmente costosa, bisogna comprare prodotti tisanoreici specifici presso farmacie, centri estetici, palestre e negozi specializzati nella vendita di alimenti e prodotti naturali, quindi non proprio adatta a chi non ha buona disponibilità economica.

Consigli generali

Come in tutte le diete è d’obbligo ricordare che si dovrebbe sfruttare questo periodo per cercare di instaurare buone abitudini quotidiane nell’alimentazione che possano accompagnarci anche nei mesi e negli anni successivi.

Mangiare cibi troppo conditi, troppo grassi o ipercalorici dovrebbe essere uno strappo alla regola che possiamo permetterci in casi eccezionali. Il movimento è fondamentale per mantenere il fisico in salute, bruciare più calorie e aumentare il metabolismo.

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La dieta Tisanoreica è adatta a tutti?

La dieta tisanoreica non è adatta a tutti, anzi, per alcune tipologie di persone è assolutamente sconsigliata, vediamo di seguito i pazienti controindicati a questo tipo di regime alimentare.

Diabetici dipendenti dall’insulina: queste persone devono mantenere un livello costante di zuccheri nel sangue, per cui privarli con la dieta potrebbe portare a uno stato di chetosi e compromettere il benessere generale del soggetto.

Problemi a fegato e reni: essendo una dieta ricca di proteine, va a sovraccaricare reni e fegato, facendoli lavorare maggiormente, questo perché questi due organi lavorano per purificare l’organismo dalle scorie azotate che si formano con la degradazione delle proteine.

Bambini e adolescenti: in questi due periodi della vita i carboidrati sono necessari per un buon sviluppo, quindi è assolutamente vietato eliminarli dalla dieta.

Donne in gravidanza e allattamento: come abbiamo accennato, questa dieta sovraccarica reni e fegato per l’eccesso di proteine, inoltre, provoca uno stato di chetosi che per un neonato o un feto potrebbe risultare molto dannoso visto che i corpi chetonici sono sostanze tossiche.

Problemi alla tiroide: in particolare chi soffre di ipotiroidismo, poiché alcuni estratti interferiscono con la terapia farmacologica che si segue per questa malattia.

Sport con resistenza muscolare: gli sportivi hanno bisogno di un alto apporto di zuccheri e carboidrati per dare energia al muscolo in movimento, mentre va bene per coloro che vogliono aumentare la massa muscolare, perché la dieta si basa soprattutto sul consumo di proteine che aiutano ad aumentare la massa del muscolo.

Infine, consigliamo, prima di iniziare questa dieta e qualsiasi altra di rivolgersi al proprio medico di fiducia per verificare le condizioni generali di salute e valutare la possibilità o meno di iniziare un regime alimentare iperproteico, come in questo caso, al fine di evitare possibili conseguenze spiacevoli o provocare danni ad organi importanti come i reni, nel caso si soffra già di una insufficienza renale di media – grave entità.

Dieta Carb Lover’s: Dimagrire con la Pizza

È possibile perdere peso mangiando alimenti ricchi di carboidrati come pizza, pasta, pane e dolci?

Forse non è esattamente così, sebbene una delle diete più popolari degli ultimi anni vanti di essere dedicata a chi ama questi cibi e di contemplare abbondanti dosi di carboidrati… ma non è proprio la stessa cosa, né tutto è così semplice.

La dieta per chi ama i carboidrati

La dieta Carb lover’s (in rete spesso trascritto anche “carb lovers'” o “carb’s lover”) è un regime alimentare messo a punto da Frances Largeman-Roth ed Ellen Kunes, redattrici – fino al 2013 – della rivista americana “Health”.

La dieta si basa sull’assunto – controverso nella comunità scientifica – secondo il quale l’amido resistente alla digestione contenuto in alcuni alimenti ricchi di carboidrati (i cereali, ad esempio) avrebbe la proprietà di saziare più a lungo e stimolare il metabolismo dei grassi.

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Quali “carb” nella dieta carb lover’s?

La dieta “degli amanti dei carboidrati” ha avuto, come prevedibile, un buon successo anche in Italia, paese la cui cucina tradizionale è ricca di pietanze costituite per lo più da carboidrati: non solo pasta e pizza, ma anche i risotti e la polenta, infatti, sono fatti di cereali.

A giudicare dalle testimonianze lasciate sull’e-commerce della principale libreria on-line Amazon, inoltre, un ruolo non marginale nella diffusione della dieta carb lover’s lo ha giocato una popolare rivista per consumatori Altroconsumo, che ha giudicato questa dieta la migliore fra quelle confrontate, considerando parametri come l’equilibrio fra i nutrienti apportati, la facilità di essere seguita, la necessità di acquistare integratori specifici e il costo complessivo. Alcuni, però, lamentano che i piatti di pasta promessi nel “claim” del manuale non siano, poi, inseriti nel modello di menu proposto dalla dieta, che prevede di consumare, invece, accanto ai cereali nelle forme più consuetamente diffuse nella cucina Anglosassone (come porridge d’avena e pancake), cereali integrali.

La fibra, che i cereali integrali e molti vegetali apportano, e che molti esperti, indipendentemente dal regime alimentare che consigliano, suggeriscono di assumere per favorire il transito intestinale e per poter seguire una dieta dimagrante con maggior successo, grazie al senso di sazietà che fornisce più a lungo, è in parte costituita, infatti, da amido resistente.

Quanti “carb” nella dieta carb lover’s?

Una delle critiche mosse alla dieta carb lover’s dai suoi detrattori è basata sulle dosi di alimenti e di carboidrati che prescrive.

Stando alle fonti on-line, infatti, la dieta si compone di una “fase di attacco”, della durata di una settimana, in cui si assumono 1200 Kcal al giorno, e di una “fase di mantenimento” in cui l’apporto calorico quotidiano sale a 1600 Kcal.

Il 25% degli alimenti dovrebbe, poi, essere costituito da carboidrati contenenti amido resistente.

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Dieta carb lover’s: opinini a confronto

Chi è critico nei confronti di questo regime alimentare osserva che una quota di carboidrati pari a un quarto della dieta giornaliera non può dirsi preponderante e c’è addirittura chi definisce la carb lover’s una dieta iperproteica “camuffata”.

Inoltre, viene fatto notare che un regime di 1200 Kcal – o di 1600 – è un semplice regime ipocalorico, che, nel breve periodo, porta a perdere peso in modo quasi automatico. In molti soggetti, poi, un apporto di calorie così ridotto potrebbe innescare il rallentamento del metabolismo, in una sorta di meccanismo di difesa che spinge l’organismo a non consumare le riserve in situazione di “carestia”.
Viene, infine, stigmatizzato, che la dieta non prenda in considerazione il fabbisogno calorico personali, ma assegni un limite arbitrario a ciascuno.

Le opinioni positive, d’altro canto, notano come questa dieta contempli una buona varietà di alimenti e minimizzi, così, il rischio di incorrere in carenze alimentari, più alto in diete che tagliano drasticamente questo o quell’alimento.

Chi sostiene di averla provata, afferma anche di avere ottenuto buoni risultati di dimagrimento e che, superata la fase iniziale in cui si deve prendere confidenza con le nuove abitudini, è piuttosto semplice da seguire, perché consiglia piatti facili da preparare e contempla anche l’esigenza di mangiare fuori casa.
Infine, un altro punto a favore della dieta carb lover’s.

Celiachia e Intolleranza al Glutine: chi le ha davvero?

C’è sempre maggiore attenzione verso il problema della celiachia e dell’intolleranza al glutine, tanto che si sente addirittura dire che essere celiaci o intolleranti al glutine “è di moda”.

Ciò che senz’altro è tipico del nostro tempo è una superiore conoscenza di questi disturbi, rispetto al passato, che comporta, di conseguenza, diagnosi più frequenti.

Celiachia e intolleranza la glutine sono la stessa cosa?

La celiachia è una malattia autoimmune considerata rara (ma che interesserebbe addirittura l’1% della popolazione statunitense, secondo alcuni studi), nota fin dall’antichità e compresa solo in epoche recenti, che comporta un’intolleranza al glutine e che, se trascurata, può avere conseguenze anche molto gravi sulla salute di chi ne è affetto, come l’insorgenza di forme tumorali.

L’intolleranza al glutine – più correttamente definita “sensibilità al glutine” – è un disturbo diverso, ugualmente correlato alla presenza di glutine nella dieta, che ha conseguenze più lievi; comporta, ad esempio, un’infiammazione dell’intestino, ma non lesioni ai tessuti.

Celiachia e sensibilità al glutine, dunque, non sono la stessa cosa anche se hanno sintomi simili che possono essere confusi, anche perché non sono sistematici in alcuno dei due casi ed entrambi i disturbi possono manifestarsi in modo diverso nelle persone colpite.
Le differenze fra celiachia e sensibilità al glutine diventano più evidenti approfondendone la conoscenza.

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Principali differenze fra celiachia e sensibilità al glutine

Il danno più evidente che la celiachia reca all’organismo è l’atrofia dei villi intestinali, “distrutti” dai linfociti, anticorpi che nel malato di celiachia riconoscono il glutine come una minaccia e “partono all’attacco”, colpendo, in realtà, l’organismo stesso.
Ciò comporta che il nutrimento introdotto con l’alimentazione non viene correttamente elaborato da una parte dell’apparato digerente, divenuta inattiva, con i sintomi conseguenti a una cattiva nutrizione: non solo diarrea e dolori addominali, ma anche perdita di peso, osteoporosi, cattiva coagulazione del sangue, stanchezza, scarsa lucidità mentale, tendenza alla depressione e tutte le conseguenze della mancanza di questo o quell’elemento nutritivo.
La celiachia è una malattia cronica attualmente incurabile: può solamente essere trattata attraverso una rigorosa dieta priva di glutine, che solitamente elimina i sintomi e consente al paziente di assimilare nuovamente gli elementi nutritivi di cui ha bisogno e di ridurre il rischio di sviluppare forme neoplastiche.

La sensibilità al glutine, come detto, non comporta l’atrofia dei villi intestinali, poiché non innesca alcuna reazione autoimmune, ma causa comunque disturbi quali diarrea, gonfiore e dolore addominale, stanchezza, emicrania, scarsa lucidità mentale. Chi soffre di sensibilità al glutine, però, può anche tendere all’aumento di peso, dovuto a una cattiva metabolizzazione dei nutrienti.
Sulla sensibilità al glutine si sa ancora poco, poiché solo recentemente è stata distinta dalla celiachia – e dalla psicosi collettiva – e sono necessarie ulteriori ricerche.
Si ritiene, tuttavia, che non sia una patologia cronica, ma un disturbo passeggero (anche se può manifestarsi per periodi molto lunghi), eventualmente ricorrente, ma completamente trattabile.

La sensibilità, o intolleranza, al glutine, inoltre, sembra in genere manifestarsi in età adulta o nell’adolescenza, il che farebbe pensare a cause da ricercare nei fattori ambientali, mentre la celiachia spesso si manifesta non appena viene introdotto glutine nell’organismo che ne è affetto, perciò già dallo svezzamento.

La celiachia, infine, è diagnosticabile con certezza attraverso esami del sangue, mentre così non è la sensibilità al glutine, che può essere individuata, per il momento, per esclusione e per osservazione delle reazioni del paziente; essa poi, sembra essere correlata anche all’intolleranza verso altri alimenti, ed eliminare il glutine potrebbe non bastare per eliminare i disturbi.

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Perché e come eliminare il glutine?

Il glutine è un complesso proteico contenuto in diversi cereali al quale non sono stati attribuiti effetti dannosi su soggetti non predisposti, pertanto non c’è ragione di eliminarlo dalla propria dieta, se non si manifestano sintomi di intolleranza.
Anche qualora si dovessero manifestare disturbi che fanno pensare a un’intolleranza alimentare e il principale imputato fosse il glutine, non conviene smettere di assumerlo prima di essersi rivolti (tempestivamente!) al medico e di effettuare le analisi, poiché gli esami per individuare la celiachia sono attendibili solo se chi vi si sottopone sta assumendo il glutine; individuano, infatti, dei marker da esso attivati, assenti se anche il glutine lo è.

Se sorge l’esigenza effettiva di consumare alimenti privi di glutine è importante non solo conoscere quali siano, ma anche dove esso “si annida”: il miglio, ad esempio, è un cereale naturalmente privo di glutine (come il riso), ma poiché negli stabilimenti in cui viene confezionato si lavorano generalmente tutti i cereali, tracce di glutine possono accidentalmente contaminarlo.
Si tratta, in questo caso, di quantità irrisorie e innocue anche per la maggior parte di coloro che si sono scoperti intolleranti, ma possono essere già dannose per chi soffre di una forma di sensibilità al glutine molto acuta o di reale celiachia, così come costituisce una minaccia per la loro salute anche una piccola ostia alla settimana.

La dieta dei gruppi sanguigni funziona davvero?

La dieta dei gruppi sanguigni: i principi che ne stanno alla base

La dieta dei gruppi sanguigni è stata ideata allo scopo di creare un regime alimentare sano.
Questa è stata costruita inserendo prodotti freschi ed il più possibile naturali facendo particolarmente attenzione al modo in cui questi vengono combinati tra di loro.

Quello a cui si fa riferimento era lo stile alimentare che conducevano i nostri antenati al fine di ricreare un po’ quella che sembra essere una dieta il più in linea possibile con le abitudini naturali del genere umano. Secondo l’ideatore dell’emodieta, il dottor Peter D’Adamo, un medico naturopata, questa avrebbe dovuto portare ad un migliore stato di benessere generale dell’organismo ed, in particolar modo, benefici a livello del sistema immunitario.

Lo scopo primo di questa dieta (qui trovi l’elenco delle diete più efficaci e famose), pertanto, non è la perdita di peso (che comunque dovrebbe essere una conseguenza naturale di un’alimentazione sana e controllata) ma la salute e la prevenzione nei confronti di diversi stati patologici.

La prima cosa da fare, necessaria per aderire a questa singolare tipologia d’alimentazione è conoscere il proprio gruppo sanguigno. E’ importante anche tenere in considerazione il fatto che ogni organismo è differente dagli altri in quanto è caratterizzato da uno specifico e personale DNA che rende le sue esigenze uniche.

Per tutti questi motivi l’emodieta va sperimentata ed adeguata caso per caso. Per farlo al meglio ci si dovrebbe munire di una delle diverse guide disponibili in libreria e cominciare a sperimentare. Ogni soggetto si accorgerà immediatamente che il fisico reagisce in modo diverso (più o meno positivo) ad un alimento oppure ad una combinazione di questi.

L’attenzione nei confronti di questa dieta non è data solo dal rimbalzo delle informazioni nei social network (che l’hanno fatta conoscere ai più) ma anche da parte degli studiosi che sono alla continua ricerca, anche nel capo dell’alimentazione, di strategie che potrebbero andare a fare un lavoro di prevenzione nei confronti delle malattie, soprattutto quelle che colpiscono maggiormente l’occidente del mondo. Questa attenzione è dovuta alla particolare situazione che la società sta vivendo ed, in particolar modo, all’innalzamento dell’età media della popolazione. Questo incremento però non è un indice di salute perché sono in continuo aumento anche le malattie croniche che vanno a creare un disturbo al soggetto colpito ma anche alla popolazione pubblica in quanto aumentano i costi.

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Ruolo del sistema immunitario

Il motivo per cui un individuo reagisce ad un alimento, o più in generale ad uno xenobiotico è da ricercarsi nelle differenti attività del sistema immunitario. Questo,infatti, ha il compito di riconoscere gli intrusi penetrati nel nostro corpo attraverso le sue barriere naturali e non. Queste sostanze vengono chiamate antigeni e, oltre a questo sono anche i responsabili della determinazione dei gruppi sanguigni.

L’antigene che va a determinare il gruppo 0 è il fucosio (dal punto di vista della struttura chimica si tratta di uno zucchero semplice); questo va a costituire anche il punto di partenza per gli atri gruppi più complessi in cui si trova in combinazione con altre sostanze. Per il gruppo Asi combina con l’N-acetil-galattosamina, per il gruppo B con la D-galattosamina e per il gruppo AB con entrambe queste sostanze.

Quando le cellule rilevano la presenza di queste sostanze estranee in circolo queste vanno a comunicare con le cellule dando luogo alla formazione di anticorpi.

In particolar modo, se si parla di alimentazione, si tengono in considerazione delle particolari proteine, le lectine. Il dottor D’Adamo sembra aver dimostrato con criterio di scientificità gli effetti di queste proteine nei confronti di differenti gruppi sanguigni. E’ anche possibile, attraverso test di laboratorio semplici, come l’esame delle urine, andare ad individuare l’evenuale presenza di lectine incompatibili con l’organismo.

Variazioni dei gruppi sanguigni: dall’antichità ad oggi

E’ interessante andare a vedere quali variazioni gli organismi hanno subito in seguito ai naturali processi d’adattamento. Se pendiamo in considerazione l’uomo di Cro-Magnon tutti appartenevano al gruppo 0 (questi antenati assumevano soprattutto proteine in quanto erano abili cacciatori e si nutrivano sopratutto di alimenti come la carne).

Quando l’uomo smise di essere migratore e divenne sedentario cambiò la sua alimentazione e si nutrì soprattutto di cerali ed inserì, oltre che agli animali d’allevamento anche la pesca. Questa svolta nello stile alimentare diedi vita allo sviluppo del gruppo A.

Il gruppo B ebbe origine nei popoli nomadi che si spostavano nella zona dell’Himalayha. Questi si cibavano soprattutto di carne e latticini in quanto vivevano, fondamentalmente, di pastorizia.

Il gruppo AB è quello comparso più recentemente e,anche per questo motivo, risulta essere quello espresso in percentuale minor nella popolazione. La causa della sua comparsa fu il mescolarsi del sangue dei barbari (prevalentemente A) con quello di tipo B (comune nella popolazione dell’Impero romano). Si tratta di un gruppo particolare in quanto i soggetti che lo presentano hanno ereditato le intolleranze di entrambi i gruppi ma degli anticorpi differenti pertanto, paradossalmente, risulta essere vulnerabile ma, allo stesso tempo, forte e resistente.

Gruppo 0

Partiamo con l’esaminare gli alimenti che, secondo questo regime alimentare si adattano meglio a gruppo più antico, quello presentato dalla maggior parte delle persone, il gruppo 0.
Come detto precedentemente all’origine questi uomini vivevano prevalentemente di caccia ed il loro sistema immunitario aveva una elevata reattività. Per mantenere uno stato di salute sarebbe dunque necessario ingerire una considerevole quantità di proteine di derivazione animale ma anche vegetale (con verdure e legumi). In più, questo tipo di soggetti, per mimare la caccia e per scaricare al meglio lo stress che va a farsi sentire in particolar modo a livello muscolare, dovrebbe associare un’attivtà fisica a media-alta intensità.

cibi che sembrano non essere ben tollerati sono, invece, i latticini, i prodotti contenenti glutine ed i legumi come le lenticchie.
In particolar modo l’attenzione va posta al glutine che, a causa del suo particolare contenuto (in termini qualitativo) di lectine va ad interferire con il metabolismo riducendo l’attività dell’insulina portando ad un incremento di peso e/o con l’aumento dell’età, anche all’installarsi di patologie come il diabete.

Gruppo A

Il sistema immunitario dei soggetti appartenenti al gruppo A sembra essere molto sensibile alle infezioni. Secondo questa teoria perché queste persone possano seguire una dieta definita sana dovrebbero mangiare sopratutto frutta, verdura, pesce e uova.
Questi soggetti sembrano, a differenza di quanto visto per il gruppo precedente, non andare ad assimilare al meglio cibi come la carne rossa ed i latticini (pertanto questi sembrano essere immagazzinati dall’organimo come riserva sotto forma di tessuto adiposo).

Gruppo B

Per quanto riguarda gli individui con gruppo sanguigno B questi possiedono un sistema immunitario molto forte in quanto, le popolazioni da cui ebbe origine furono costrette ad adattarsi ad un ambiente ostile ed in cui la sopravvivenza non era semplice.
Per lo stesso motivo anche il loro apparato digerente ha delle grandi capacità di adattarsi in modo rapido ai vari alimenti. Questi soggetti però tendono ad aumentare la loro quantità di massa grassa con l’ingestione di cibi come lenticchie, il grano saraceno, il sesamo ed il granturco, che possono causare ipoglicemia. In più, come era stato detto per i gruppo 0 sembrano possedere una leggera intolleranza al glutine.

Gruppo AB

Il gruppo AB è il più recente e, pertanto, il meno diffuso.
Il sistema immunitario di questi soggetti è resistente alle malattie infettive grazie alla presenza di entrambi gli antigeni.
ll loro apparato digerente presenta un‘elevata capacità di tolleranza ma tuttavia, a causa della scarsa acidità dovuta alla presenza del gruppo A trovano abbastanza difficoltosa la digestione delle proteine provenienti dalla carne rossa e, esattamente come avveniva per il gruppo B, potrebbero avvertire leggeri disturbi in seguito all’assunzione dei cereali.

Per gestire al meglio l’alimentazione lo stesso D’Adamo aveva tracciato nelle sue guide degli elenchi in cui comprese i cibi che apportavano benefici, i cibi neutri ed cibi nocivi.

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Dimostrazioni che confutano l’emodieta

Fin da quando fu pubblicata, questa dieta, non convinse appieno gli scienziati e gli studiosi tanto che trovarono moltissime teorie e fattori che sembrano poterla confutare.

La prima teoria riguarda proprio le lectine. Queste a seguito della cottura (sono termolabili) si trovano solamente in minima quantità negli alimenti e, pertanto non possono essere considerate come un parametro fondamentale.

Un’altra ipotesi che non regge alla scientificità riguarda le intolleranze. Queste, a differenza di quanto sembra trasparire da questo innovativo regime alimentare, non appartengono solamente ai soggetti con gruppo sanguigno 0.

Un’altra idea che non convinse gli studiosi era il fatto che i gruppi sanguigni fossero legati in modo stretto alle abitudini alimentari. Se fosse così non ne esisterebbero solamente quattro ma si differenzierebbero, attualmente, per le popolazioni lapponi (alimentazione basata su proteine e lipidi), per gli orientali (cereali e pesce) e per le tribù africane (si nutrono per lo più di insetti).

Studi eseguiti

Il 15 gennaio 2014 è stato pubblicato uno studio fatto presso il Toronto Nutrigenomic and Health institute a cui sono stati fatti partecipare quasi 1500 soggetti. A questo campione sono state proposte diete che, per il loro gruppo sanguigno, risultavano essere non corrette.

I soggetti sono stati controllati, tramite appositi test, sia dal punto di vista cardiometabolico, sia in termini di parametri antropometrici (indice di massa corporea, Body Mass Index, e misurazione in centimetri).
Quello che fu affermato con certezza era il fatto che le differenti diete producevano effetti differenti apportando più o meno benefici alla salute.

La dieta che era stata pensata per i soggetti con gruppo sanguigno A risultava quella che dava risultati più soddisfacenti in termini di perdita di centimetri e, di conseguenza, di massa grassa (cosa he, ovviamente si riflette in un beneficio per la salute ed è di grande aiuto nella prevenzione delle patologie cardiovascolari). Altri benefici interessarono un miglioramento in temine di riduzione del colesterolo nel torrente sanguigno e della pressione.

La dieta pensata per i soggetti dal gruppo AB aveva una sorta di effetto positivo sul cuore ma non presentava le caratteristiche adatte al dimagrimento.

Quella per gruppo B sembra non apportare alcun beneficio mentre quella del gruppo 0 è in grado di ridurre il valore ematico dei trigliceridi.

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"Le molecole di Piperina e curcuma intensificano la secrezione dei succhi digestivi (gastrici, intestinali, dell'apparato digerente), accelerando la velocità di trasformazione dei cibi in principi assimilati dai villi intestinali. (…) La Piperina e curcuma blocca la formazione di nuove cellule adipose, impedendo così la sedimentazione di calorie eccessivi negli adipociti". 
Prof. Federico Pasqua

  

 

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La nostra redazione è stata la prima in Italia ad interessarsi di questa nuova sostanza dimagrante. Siamo riusciti a incontrare l’italiana che sta destando scalpore tra gli internauti di tutto il mondo. Anna, madre di una bambina di 4 mesi, non consapevole dell’azione della Piperina e curcuma, ha rischiato problemi di sottopeso. Ha perso 18 kg dopo il parto, lasciando tutti sotto shock e modificando definitivamente il proprio corpo. La giovane ha rivelato alla nostra redazione i retroscena del suo dimagrimento con la Piperina e curcuma e ci ha parlato degli effetti inattesi del trattamento.

Anna è dimagrita 18 chili ed ha confermato i risultati delle ricerche scientifiche sull’efficacia della Piperina e curcuma. Nonostante risultati così promettenti, dobbiamo ricordare che la Piperina e curcuma è un prodotto nuovo, sconosciuto alla maggior parte delle persone. Senza l’interesse dei mass media può restare nell’ombra per molti anni, con una notorietà limitata ad un ristretto gruppo di specialisti.

 

Chi è pigro dimagrisce 2 volte più rapidamente

Non ci sono dubbi: l’uso regolare della Piperina e curcuma aiuta a perdere fino a 6 kg nel giro di un mese. Le ricerche dei dietologi confermano quanto segue: tra coloro che hanno assunto Piperina e curcuma (preparato contenente Piperina e curcuma), alcune persone hanno perso 5 o 7 kg. Perché? Il risultato finale cambia a seconda delle predisposizioni individuali. Ovviamente l’attività fisica accelera il dimagrimento

Se pratichi sport, il numero di chilogrammi eliminati può aumentare, ma dimagrirai anche senza fare esercizi. I ricercatori spiegano: la Piperina e curcuma migliora il rendimento di ogni organismo. Ciò significa che aiuta a dimagrire sia le persone fisicamente attive che coloro che hanno uno stile di vita sedentario. Il contenuto di altri principi attivi (estratto del frutto di guaranà ed estratto di peperoncino di Cayenna) lo rende consigliabile a tutte quelle persone che lottano con il sovrappeso, indipendentemente da loro stile di vita, età o sesso.

Quanta Piperina e curcuma è presente nei prodotti?

I ricercatori sottolineano che un consumo abbondante di pepe non basta per dimagrire. Per beneficiare delle proprietà dimagranti della Piperina e curcuma dovremmo sgusciare 120 granelli di pepe e consumare questa quantità ogni giorno. In condizioni normali si tratta di un’impresa impossibile. Per fortuna è possibile integrare la quantità di Piperina e curcuma. Basta ingerire 1 compressa di Piperina e curcuma direttamente prima della prima colazione ed è tutto. Sul mercato ci sono sempre più preparati contenenti Piperina e curcuma, ma non tutti sono efficaci.

Sapendo che una maggior concentrazione di Piperina e curcuma equivale ad un’azione dimagrante più forte, potrai regolare la velocità del processo di dimagrimento. La concentrazione più frequente corrisponde al 60-90%, anche se esistono preparati con il 95% di Piperina e curcuma, come nel caso di Piperina e curcuma. Con una concentrazione così alta di Piperina e curcuma, la perdita di peso può associarsi ad alcuni effetti collaterali come: il verificarsi di sottopeso oppure una perdita temporanea del tono della pelle (causata da un dimagrimento rapido ed improvviso).

I 7 Benefici di Piperina e Curcuma Plus

I 7 Benefici di Piperina e Curcuma:

1 Riattiva il Metabolismo:

Piperina e Curcuma Plus, grazie agli estratti vegetali del Pepe nero e della Curcuma riattivano il metabolismo bruciando i grassi adiposo. La Curcuma ha proprietà dimagranti, grazie al rizoma ricco di Curcumina e altri curcuminoidi, tuttavia il suo effetto dimagrante, se assunta da sola, sarebbe molto lento, ma grazie alla Piperina, un alcaloide caratteristico del Pepe nero che, oltre ad avere numerose proprietà, tra cui quelle toniche e termogeniche, favorisce l’assorbimento di diversi principi attivi, tra i quali i curcuminoidi, velocizzando il suo effetto Dimagrante di ben 3 volte.

COMPONENTI ATTIVI

Pepe Lungo: la piperina è un alcaloide caratteristico del pepe nero che, oltre ad avere numerose proprietà, tra cui quelle toniche e termogeniche, favorisce l’assorbimento di diversi principi attivi, tra i quali i curcuminoidi.

Curcuma: proprietà dimagranti derivanti dal rizoma ricco di curcumina e altri curcuminoidi. Favorisce inoltre la funzione epatica e digestiva.

 

2 Combatte la Cellulite:

Piperina e Curcuma possiede note proprietà lipolitiche, diuretiche e antinfiammatorie, utili per il trattamento degli accumuli della cellulite.

3 Combatte la fame:

Soffrire la fame quando si è a dieta rischia di far naufragare i migliori propositi. Ma Piperina e Curcuma serve anche per controllare l'appetito. I suoi principi attivi infatti migliorano la funzionalità della leptina, un ormone proteico che segnala al cervello quando è il momento di smettere di mangiare.

Se la grelina, secreta dallo stomaco, è l'ormone che stimola l'appetito, la leptina, sintetizzata a livello delle cellule adipose, è quello che lo blocca. Avere una forma di resistenza nei confronti della leptina, condizione che la curcuma contribuirebbe a contrastare, porterebbe a mangiare più del necessario e quindi, ovviamente, a ingrassare.

Se invece la fame è di tipo nervoso, ovvero è scatenata da situazioni di ansia o stress, ecco che in soccorso ci viene la capacità della curcumina di incrementare i livelli di serotonina e dopamina, due neurotrasmettitori coinvolti nella regolazione dell'umore, proprietà che ha fatto della spezia uno dei rimedi utilizzati anche nel trattamento della depressione.

 

4 Un aiuto contro infiammazioni e allergie:

La curcumina, il principio attivo primario della radice di curcuma, è in grado di inibire il rilascio di istamina, la molecola che attiva la reazione allergica. L’istamina può innescare ad esempio focolai di eczemi ed è nota anche per aumentare l’infiammazione nelle persone che soffrono di asma.

Diversi studi sia su animali sia sull'uomo, indicano che la curcumina può colpire diverse cellule del sistema immunitario, come i linfociti T, macrofagi, linfociti B e le cellule natural killer, determinando la diminuzione della gravità di varie malattie legate ad alterazioni della risposta immunitaria. È per questo motivo che Piperina e Curcuma può essere un utile supporto a chi soffre di condizioni allergiche.

 

5 Un toccasana per la pelle:

I guaritori ayurvedici utilizzavano la curcuma fresca per il trattamento di alcune malattie della pelle, tra cui l’acne e la psoriasi. Ciò che è certo oggi è che Piperina e Curcuma possa aiutare a proteggere i tessuti dai danni ossidativi e migliorare in modo significativo rimodellamento tissutale. Grazie dunque alle proprietà antiossidanti ci aiuta nel combattere i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento precoce delle cellule.

6 Un sostegno per la mente:

Un interessante studio del Dr Tze-Pin Ng ha dimostrato come persone over 60 anni che consumano curry (la cui componente base è la curcuma) sia saltuariamente sia costantemente, abbiano una performace cognitiva superiore a coloro che invece non hanno mai consumato curry.

Alcuni studi di laboratorio hanno mostrato che la proprietà neuroprotettiva di Piperina e Curcuma potrebbe giocare a favore del controllo di alcune malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Inoltre stimola la produzione della molecola DHA (acido docosaesaenoico), molto importante per la funzionalità cerebrale ed è anche in grado di ridurre gli stati di ansia.

 

7 Un’amica della salute in generale:

Come abbiamo visto, questa spezia può essere di grande aiuto per la nostra salute in generale grazie alle proprietà antinfiammatorie e antiossidanti in primis. Non sottovalutiamo anche il suo ruolo antibatterico ad esempio durante l’inverno e malanni di stagione. Vi sono diversi studi che dimostrano come l’utilizzo della curcuma, anche insieme agli antibiotici, sia in grado di accelerare l’efficacia dei farmaci e di favorire il recupero da una infezione.

Troviamo poi evidenze di un effetto positivo della curcuma nei pazienti affetti da diabete e alcuni studi effettuati nei ratti mostrano un beneficio contro l’ipertensione. Infine ricordiamo che la curcuma è un ottima alleata del fegato, aiutandolo nella depurazione e disintossicazione.

 

 

 

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