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Proprietà dei Peperoni

Famiglia delle Solanacee, genere Capsicum, che comprende peperone e peperoncino, varietà capsicum annuum, la più coltivata; in linguaggio comune, il peperone. Giallo, verde, rosso, fin dai colori è un’esplosione di estate, sole e calore; infatti è un tipico ortaggio estivo, e per quanto ormai sia diffuso negli orti e nelle coltivazioni di tutto il mondo, dalla Cina, all’Italia, al Perù, i piatti e le ricette che lo ricordano di più hanno una chiara impronta meridionale. Dalla peperonata siciliana al gazpacho spagnolo, alle fajitas messicane, il peperone sa di caldo, di vacanze, di sole. 
Del resto, per quanto come detto sia ormai diffuso ovunque, la sua origine è l’America del sud; venne importato in Europa insieme ad altri frutti e ortaggi che prima del sedicesimo secolo erano del tutto sconosciuti nel vecchio continente. Si ritiene che la sua primitiva area di origine potrebbe essere il Brasile, ma all’arrivo dei conquistatori era già diffuso anche in America centrale, in moltissime varietà. 

La pianta predilige climi caldi e necessita di terreni molto fertili, la semina avviene a fine febbraio (a meno che non si vogliano ottenere raccolte extrastagionali) e i frutti, le bacche della pianta, arrivano sui banchi dei mercati in estate. In tantissime varietà: infatti non solo i colori, giallo o rosso (i peperoni verdi, in realtà, sono bacche non ancora mature), sono una discriminante, ma anche la forma, il sapore, la grandezza. 

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Una prima differenziazione fra cultivar riguarda la separazione tra frutto dolce e piccante. Quello normalmente usato in cucina è il primo; il secondo in genere viene essiccato, a volte polverizzato, ed è usato principalmente come condimento. Ha la particolarità di contenere ancora più vitamine del suo omologo dal sapore più lieve, che già ne è ricco, come approfondiremo più avanti. Se si ragiona in termini di conformazione, il peperone può essere di forma quadrangolareallungata troncata. Del primo tipo sono noti il giallo e il rosso dolce di Nocera, il giallo e il rosso quadrato d’Asti, il braidese, il giallo San Valentino, il California wonder, il peperone pomodoro; del secondo, il Marconi, il lungo di Chiasso, il Corno di Toro o il Toro di Spagna, il peperone a sigaretta; del terzo, fanno parte anche varietà usate principalmente per i sottaceti, come il piccolo del Veneto e di Firenze e il quarantino d’Asti. Discorso a parte per i friarielli, come vengono chiamati in Campania, o friggitelli, secondo il loro nome romano: sono verdi, quindi come tutti i peperoni di questo colore, sono colti non ancora maturi, sono piccoli come peperoncini ma non sono piccanti, anzi. In genere vengono preparati alla griglia con la semplice aggiunta di sale. Per quanto riguarda le difficoltà di digestione legate a quest’ortaggio, molti riescono a limitare il problema togliendo la pellicola che lo ricopre, considerata la buccia; vanno eliminati anche i semi. 

I peperoni in cucina
 
Crudo, in pinzimonio o nel gazpacho; cotto, dalla bagna cauda alla peperonata; internazionale, dalle fajitas alla ratatouille. Il peperone è estremamente versatile, può essere cucinato con molte tecniche o può non essere cucinato affatto, e consumato sott’aceto o crudo a listarelle, insaporito con olio, pepe e sale. L’importante, al momento dell’acquisto, è controllare che i frutti siano sodi, senza grinze e ammaccature, e che abbiano il picciolo. In frigorifero resistono per qualche giorno, in genere non più di quattro. 
Se la bagna cauda è un tipico piatto piemontese, e vede i peperoni come semplici ingredienti di una ricetta ricca di componenti e complessa, la peperonata invece è targata Italia del sud e già dal nome è facile immaginare che qui i peperoni sono protagonisti assoluti, cotti in padella con olio evo, pomodoro, cipolle, aglio. La sicilianissima caponata, a base di melanzane, ha molte varianti locali, alcune che prevedono i peperoni ed altre no; ma sono sempre siciliani i peperoni con la mollica, una delle declinazioni più gustose che questi prodotti possano avere. Come altre verdure, i peperoni possono essere preparati ripieni. Se non si tollera la buccia, il modo più veloce per eliminarla è cuocere i peperoni alla griglia: sarà estremamente facile staccare la pellicola che li ricopre. 
Per quanto riguarda le ricette internazionali, tra le più note c’è il gazpacho, una zuppa fredda spagnola (nello specifico, originaria dell’Andalusia) preparata frullando insieme ingredienti crudi come pomodori e peperoni (da entrambi vanno eliminati i semi), cetrioli, cipolla e aglio, e aggiungendo olio, sale e pepe. Successivamente, al composto passato al setaccio, si aggiunge mollica di pane raffermo insaporita con aceto. La zuppa va poi fatta raffreddare in frigorifero. Spostandosi in America, è tipicamente messicana la ricetta delle fajitas, carne di manzo o pollo piccante accompagnata da peperoni e servita generalmente su tortillas di mais che la avvolgono. Dai peperoni si ricava inoltre una spezia usata in moltissime preparazioni, sia dolce al naturale sia resa più piccante, cioè la paprika.

Proprietà salutari 
La notevole presenza di vitamina C, di cui il peperone è più ricco anche rispetto agli agrumi (se lasciato crudo), ne fa un prodotto con caratteristiche salutari di vario tipo, in primo luogo antiossidanti: in effetti il peperone è la bacca che contiene, rispetto al peso, più vitamina C. Ma è molto rilevante anche la presenza di betacarotene, soprattutto nei peperoni rossi; e il frutto contiene anche varie vitamine del gruppo B. Oltre alle vitamine, sono presenti molti sali minerali, principalmente potassio, ma anche ferro, magnesio, calcio. 
La notevole quantità di acqua e fibra determina un potenziale, lieve, effetto lassativo; le poche calorie ne fanno un cibo consigliato in caso di diete ipocaloriche. A differenza del peperoncino, ricco di capsaicina, il peperone contiene soprattutto una sostanza chiamata diidro capsiato. Notoriamente, il peperone può creare qualche difficoltà di digestione; per questo motivo è sconsigliato a chi ha problemi gastrici, soprattutto se persistono nonostante l’eliminazione della buccia, cioè della pellicola che riveste il frutto. 

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Valori nutrizionali 
Per cento grammi di peperone rosso o giallo (il verde viene colto non ancora maturo, quindi ha caratteristiche lievemente differenti), il 92 per cento del peso è dovuto all’acqua; per il resto il peperone contiene il 4 per cento di zuccheri, il 2 di fibre, circa l’1 per cento di proteine. La vitamina C, di cui la bacca è particolarmente ricca, è presente in quantità di circa 190 mg nei peperoni gialli, i più ricchi. Le calorie sono, a seconda della varietà, tra 20 e 30 per etto. Ci sono circa 200 mg di potassio e 12 di magnesio; oltre alla vitamina C sono presenti le vitamine del gruppo B; i peperoni rossi sono ricchissimi di betacarotene (anche oltre 1600 mcg per etto). 

Proprietà Benefiche delle Melanzane

Da un punto di vista etimologico, le melanzane sono tra gli ortaggi più interessanti. Oltreoceano sono chiamate eggplants, nome che probabilmente è nato in Europa nel diciottesimo secolo, presumibilmente nelle isole britanniche, perché le varietà coltivate all’epoca davano frutti delle dimensioni, della forma e in alcuni casi anche del colore delle uova d’oca. Attualmente in Gran Bretagna la pianta è conosciuta come aubergine, nome che dovrebbe essere una derivazione della denominazione araba, la quale a sua volta probabilmente è un adattamento dal nome sanscrito. Il che dà già un’idea dell’antichità, delle origini e della diffusione di questa pianta. 
Ma anche l’italiano “melanzana” ha un’interpretazione curiosa: per quanto presumibilmente la radice in parte sia di origine araba (da badingian a melangiana, con la variante petronciano) e si sia poi evoluto nella forma attuale (Pellegrino Artusi, nel suo celebre libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, usa la definizione “petonciano o melanzana”), la tradizione popolare interpreta questo nome come “mela insana”, probabilmente a causa del fatto che la melanzana non deve essere mangiata cruda, come un qualsiasi frutto, ma può essere consumata solo dopo essere stata cotta. 
Il frutto che si presenta in tavola è dato dalla pianta classificata come Solanum melongena, appartenente alla famiglia delle Solanaceae; originaria dell’India, è stata diffusa nell’area mediterranea dagli Arabi. La pianta in genere ha un’altezza che non supera il metro, con fiori grandi di colore bianco o violaceo. I frutti, le melanzane, presentano una notevole varietà di forme e colori, dalle bacche allungate a quelle rotonde, dal colore viola quasi nero a violetti più chiari fino quasi al bianco. Gli estremi possono essere compresi tra la Violetta lunga palermitana, di colore molto scuro e forma allungata, alla tonda di Firenze, tondeggiante e viola chiaro. L’Italia è il primo produttore europeo di melanzane; la diffusione di questo frutto nel mondo è testimoniata dalla varietà di ricette, che spaziano dalla caponata alla ratatouille alla moussaka. 

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Le melanzane in cucina 
Di qualsiasi varietà la si desideri, prima di comprare una melanzana occorre controllare che la parte con il picciolo non sia secca e sia bene attaccata al frutto, che a sua volta non deve presentare ammaccature; la buccia deve essere ben tesa. Il picciolo va lasciato attaccato alla bacca anche se si decide di conservarla in frigo, comunque per non più di tre-quattro giorni. 
Tonde o lunghe, chiare o scure, le melanzane hanno in comune la consistenza, tendenzialmente spugnosa, e il sapore che vira tra l’amaro e il piccante, a seconda della varietà. Proprio per far perdere un po’ di amaro, prima di cuocerle (ricordiamo che la melanzana non va mai consumata cruda, deve sempre essere cotta prima) si usa tagliarle a fette o a tocchetti, a seconda della preparazione scelta, e tenerle qualche decina di minuti sotto sale o in acqua e sale. 
Una volta trattata col sale, e ovviamente risciacquata con cura, la melanzana si presta a vari tipi di cottura, dalla griglia, alla frittura, al forno. Questa bacca è presente in moltissime ricette di svariati paesi, e il motivo è l’estrema versatilità, non solo delle tecniche di cottura che possono essere utilizzate ma anche della possibilità di taglio e di abbinamenti. Se affettata è perfetta per una parmigiana, a tocchetti è indispensabile per la caponata; se si sposa a perfezione con formaggio, mozzarella, sugo o carne, in alcune ricette presenta un coraggioso eppur riuscito sodalizio con il cioccolato, conosciuto e amato soprattutto in terra campana. Più classiche sono le melanzane ripiene o le polpette di melanzane. 
Una cucina regionale italiana che storicamente ha sempre saputo sfruttare le melanzane è quella siciliana: si va dalla pasta alla norma, con melanzane fritte, sugo di pomodoro e ricotta infornata, alla parmigiana, anche nella ricetta in padella, alla caponata, preparazione elaborata che prevede tra gli ingredienti anche pomodori, cipolle, sedani, capperi, olive, il tutto in agrodolce; alcune varianti prevedono i peperoni. 
Restando nell’area mediterranea, se si parla di moussaka si parla di cucina greca e mediorientale; la ricetta greca riguarda uno sformato cotto al forno, a base di melanzane, ma che vede l’indispensabile presenza tra gli ingredienti di carne tritata, con l’aggiunta di besciamella. Originaria dell’Arabia è la salsa a base di melanzane chiamata Baba Ghanouj. 

Proprietà salutari 
Innanzitutto va detto che, come altre solanacee, la melanzana contiene solanina, ed è questo il motivo per cui va sempre consumata cotta: l’alta temperatura riduce la quantità di questa sostanza tossica. 
Poi è necessario specificare che la melanzana, di per sé, contiene poche calorie, circa 18 ogni cento grammi; il problema è la consistenza spugnosa, che fa sì che questo ortaggio assorba il condimento come pochi altri. Una melanzana fritta non è consigliabile per una dieta ipocalorica; una melanzana alla griglia è già preferibile, per quanto anche in questa preparazione venga trattata con olio. 
La buona quantità di fibre ne fa un ortaggio consigliato in caso di stipsi; le virtù depurative che le vengono attribuite vanno associate a una favorevole attività rispetto alla salute del fegato (aiuterebbe anche nella secrezione della bile), e alle capacità diuretiche dovute anche alla grande quantità d’acqua che contiene. 
La medicina popolare le riconosce anche attività antinfiammatorie; tradizionalmente, le foglie della pianta venivano usate, in preparazioni particolari, contro ascessi ed emorroidi. 
La buccia può essere consumata ed è una buona fonte di sostanze nutritive.

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Valori nutrizionali 
Su cento grammi, una melanzana è composta per più di 90 grammi d’acqua. I carboidrati rappresentano circa il 2,5 per cento della sua massa, così come le fibre; per un totale di circa 18 calorie. Il minerale più presente è il potassio; in minori quantità ci sono fosforo, sodio e calcio. Tra le vitamine, le più presenti sono quelle del gruppo B, oltre alla vitamina A e alla C.

Proprietà Benefiche delle Zucchine

Un piccolo frutto in genere poco appariscente, raccolto quando nemmeno è ancora giunto a maturazione, che per un appassionato di cucina può rivelarsi un tesoro. La zucchina, ortaggio apparentemente modesto, in realtà ha il potenziale per essere una protagonista della tavola. Può essere servita cruda, fritta, grigliata, cotta al vapore, lessata; offre un fiore apprezzatissimo anche ripieno e in pastella; regala forme che variano da quella cilindrica a quella tonda, perfetta per le ricette che prevedono ripieni, e colori che spaziano dal verde smeraldo al bianco al giallo. Dal punto di vista del benessere, è composta principalmente d’acqua, ha pochissime calorie, offre vitamine A e C e tanto potassio. 
La Cucurbita Pepo fa parte della famiglia delle Cucurbitacee, che comprende altri orteggi come cetriolo e zucca e frutti come cocomero e melone; come buona parte degli esemplari di questa famiglia la pianta è annuale con fusto erbaceo strisciante o rampicante, teme il freddo, necessita di clima mite e di una posizione aerata e soleggiata. I fiori sono maschili, e si sviluppano a parte su un tralcio proprio, e femminili, presenti sul frutto. Poiché le zucchine si riproducono per impollinazione naturale, è bene fare attenzione a non raccogliere troppi fiori maschili (quelli usati in cucina) per scopi alimentari. 
Distinguendo le varietà a seconda della forma dei frutti, le più diffuse sono le zucchine lunghe, di forma cilindrica. Appartengono a questa categoria diversi cultivar, che possono essere distinti innanzitutto dal colore: le sfumature spaziano dal verde molto scuro o smeraldo, come lo zucchino di Milano, a quello più chiaro, come nel caso della zucchina romanesca, fino a sbiadire come per la zucchina bianca o gialla. La superficie può presentarsi liscia o fortemente scanalata, la forma può essere nettamente cilindrica o tendente al piriforme. Alla categoria delle zucchine tonde appartiene, ad esempio, la Tonda di Firenze; come detto, sono varietà adatte a ricette che prevedono ripieni. Le patisson infine sono di origine francese e hanno una forma molto particolare, lobata, e un gusto più deciso. 

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Le zucchine in cucina 
Le zucchine sono un frutto primaverile, ma ormai sono presenti in commercio quasi tutto l’anno. Quando si scelgono occorre controllare che siano freschissime, perché le zucchine non hanno una lunga resistenza: devono essere sode, la buccia deve avere un colore brillante e deve essere priva di ammaccature, il fiore non deve presentare segni di appassimento. È bene scegliere zucchine piccole, poiché presentano meno semi. La buccia può essere consumata insieme al frutto, a meno che non presenti peli di una consistenza spinosa; di per sé non sono segno di scarsa qualità dell’ortaggio, tutt’altro, ma possono risultare sgradevoli al palato e quindi vanno eliminati. I fiori che in genere si usano nelle fritture non sono quelli che si trovano all’estremità della zucchina, femminili, ma quelli che si sviluppano lungo un gambo proprio, maschili. Vanno sempre privati del pistillo prima di essere cucinati; in genere vengono fritti in pastella, secondo ricette tradizionali diffuse in varie località, come Roma o Napoli. Possono anche essere in parte riempiti di un ripieno, come mozzarella e filetto di acciuga. 
Le zucchine possono essere consumate crude, ad esempio tagliate a julienne e inserite in un’insalata mista; possono essere tagliate in lungo e grigliate, anche dopo una leggera marinatura; possono essere tagliate a rondelle e fritte, e in questo caso sono un condimento eccellente per la pasta, come gli spaghetti, un ingrediente perfetto per una frittata ma anche un ottimo contorno a sé. Occorre ricordare che le zucchine assorbono molto i condimenti, quindi se ad esempio vengono fritte le naturali doti di leggerezza e alta digeribilità verranno modificate. La cottura che le mantiene più leggere è quella a vapore; possono anche essere lessate. 
Le zucchine tonde o piriformi possono essere scavate e riempite con un ripieno, che può contemplare sia altre verdure sia carne o formaggi; questo ortaggio si sposa benissimo anche con il pesce. Le zucchine possono anche essere utilizzate per una versione alternativa della parmigiana, al posto delle melanzane, e naturalmente possono essere inserite nei minestroni e nelle zuppe, tenendo presente che hanno tempi di cottura molto rapidi. 

Proprietà salutari 

Le zucchine sono composte per circa il 95 per cento d’acqua; per questo sono indicate sia a scopo diuretico sia nelle diete ipocaloriche, poiché presentano pochi zuccheri, pochissimi grassi e poche calorie. Anche l’apporto di proteine vegetali è però estremamente scarso; le fibre sono presenti ma non in grande quantità. 

In linea di massima le zucchine sono molto facilmente digeribili, anche se è necessario tenere presente che sulla digeribilità incide il metodo di cottura scelto, poiché assorbono molto i condimenti. Sono comunque consigliate per chi ha problemi digestivi e tendono anche a regolare problemi intestinali. 
Tra le vitamine, sono presenti la A e la C e alcune vitamine del gruppo B; tra i minerali spicca il potassio, ma ci sono anche fosforo, calcio, ferro e manganese. 

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Valori nutrizionali 
Cento grammi di zucchine crude contengono quasi il 95 per cento d’acqua, tra 1 e 1,5 grammi di proteine e circa l’equivalente di carboidrati, mentre i grassi si attestano sullo 0,1 circa. Non è presente colesterolo. Le fibre sono poco più dell’1 per cento, per un totale di circa 11 kcal. 
Le zucchine contengono molto potassio; sono presenti vitamina A, C e acido folico. 

Acqua: Quale Bere?

Quale acqua bere: consigli per scegliere bene l’acqua destinata alla nostra idratazione. Cosa guardare nell’etichetta dell’acqua in bottiglia.

Per una corretta idratazione è necessario bere frequentemente e a intervalli regolari. Quanta acqua bere? La quantità giusta dipende dal nostro peso corporeo e dallo stile di vita che conduciamo. In media dovremmo bere circa un litro e mezzo d’acqua al giorno. Temperatura ambientale, attività fisica, condizioni di salute, età e peso corporeo sono tutti fattori che influenzano il nostro fabbisogno idrico.

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Attenzione! 
In questo articolo non parleremo della migliore marca di acqua ma vi forniremo tutte le informazioni utili per imparare a leggere l’etichetta delle bottiglie che troviamo in commercio così da scegliere l’acqua migliore in base alle proprie esigenze.

Quale acqua bere: fredda o a temperatura ambiente?

E’ meglio bere in piccole quantità, magari portando una bottiglia d’acqua a lavoro, oppure, ancora più consigliato è l’impiego del termos per mantenere l’acqua alla temperatura ideale.

Bere acqua fredda o troppo calda può ostacolare l’idratazione. La temperatura dell’acqua che beviamo dovrebbe essere compresa tra gli 8 e i 15 °C, in questo intervallo di temperatura l’assorbimento è migliore.

L’acqua molto fredda, così come le bevande ghiacciate, hanno un effetto rinfrescante immediato ma non privo di controindicazioni. Bere acqua ghiacciata può avere ricadute negative sulla digestione e sulla circolazione.

Quale acqua bere: acque ipotoniche o ipertoniche

In commercio troviamo soluzioni acquose di tipo isotoniche o leggermente ipotoniche. Si tratta di bevande acquose formutale per chi pratica attività fisica. In questo contesto meglio scegliere bevande biologiche senza conservanti, dolcificanti artificiali, coloranti o altri additivi. Bevande a base di acqua ipotonica o leggermente isotonica, sono indicate durante l’attività fisica o dopo l’attività fisica, per idratare meglio il corpo.

E’ invece sconsigliato l’uso di acqua ipertonica, cioè una soluzione acquosa che contiene più soluti del nostro plasma sanguigno (in particolare, zuccheri). Queste bevande possono essere consumate durante l’attività fisica per avere energia pronta all’uso ma non sono idratanti e rischiano di causare disturbi intestinali.

Quale acqua scegliere: acqua minerale

Scegliere l’acqua minerale migliore per le proprie esigenze non è affatto facile. Tutti sappiamo leggere l’etichetta di un alimento, conosciamo a grandi linee il ruolo di carboidrati e proteine nella nostra dieta ma poco sappiamo sul residuo fisso e sulle altre indicazioni presenti nell’etichetta dell’acqua.

La prima cosa da fare per scegliere l’acqua minerale giusta è leggere l’etichetta per individuare la sigla RF. RF è il residuo fisso, cioè la quantità di sali disciolti in un litro d’acqua.

Quale acqua bere, residuo fisso inferiore a 50 mg/l

  • Adatta all’uso quotidiano.
  • Da bere per contrastare la ritenzione idrica.
  • Adatta a chi soffre di ipertensione.
  • Acqua da scegliere per bambini e neonati.

E’ adatta all’uso quotidiano, è la più leggera e in grado di stimolare la diuresi. Quale acqua bere per la ritenzione idrica? Indubbiamente una con un residuo fisso non superiore a 50 mg/L. Inoltre questa acqua è adatta ai bambini. Contiene poco sodio, quindi consigliata anche in caso di ipertensione arteriosa.

Quando scegliere acqua oligominerale 

L’acqua oligominerale ha un RF non superiore a 500 mg/l. Analogamente a quanto visto prima, questo tipo di acqua stimola la diuresi e sono indicate per l’uso quotidiano di un adulto. Buona contro la ritenzione idrica.

Quando scegliere acqua con residuo fisso tra 500 – 1500 mg/l

  • Da bere durante lo sport
  • Da bere in estate e quando fa molto caldo

Un residuo fisso così elevato è utile per rigenerare i liquidi e i sali minerali dispersi con il sudore. Se avete in programma un percorso trekking, usate un’acqua con residuo fisso elevato.

L’acqua ricca di sali minerali (RF superiore a 1500 mg/l) va utilizzata sotto controllo medico, infatti si tratta di acqua minerale terapeutica non adatta all’uso quotidiano se non in particolari condizioni.

Quale acqua scegliere, domande frequanti

Quale acqua bere per il fegato? 
Per supportare l’attività epatica ed equilibrare le vie biliari, un acqua clorulata (più di 200 mg/l di cloruro) può essere utile. Questa acqua è leggermente lassativa.

Quale acqua bere per digerire meglio?
Un acqua solfata (più di 200 mg/l) è utile per chi ha difficoltà a digerire. Per aiutare la digestione lenta è consigliata un acqua acidula, con più di 250 mg/l di anidride carbonica.

Quale acqua bere per dimagrire?
Domanda molto spinosa perché non esiste un’acqua miracolosa in grado di far perdere peso. Chi ricerca effetti lassativi può scegliere un acqua con più di 200 mg/l di cloruro, solfata e magnesica.

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Quale acqua bere in caso di calcoli renali? 
In caso di patologie renali o ipersecrezione gastrica, l’acqua consigliata è quella contenente bicarbonato (più di 600 mg/l).

Quale acqua scegliere per bambini? 
Prima abbiamo parlato del residuo fisso ma leggendo in etichetta assicuratevi che si tratti di un’acqua calcica (più di 150 mg/l di calcio). Molto utile per lo sviluppo scheletrico dei bambini, per contrastare l’ipertensione arteriosa e nelle donne in prossimità della menopausa, per prevenire l’osteoporosi.

Quale acqua bere in gravidanza? 
L’acqua ferruginosa (più di 1 mg/l di ferro bivalente) è indicata nelle anemie da carenza di ferro e anche per le donne in stato di gravidanza.

Quale acqua bere durante lo sport?
Vi abbiamo parlato delle bevande isotoniche, ipotoniche e ipertoniche. Chi pratica intensa attività sportiva può prediligere un’acqua sodica con più di 200 mg/l di sodio mentre chi soffre di ipertensione dovrebbe scegliere un’acqua iposodica, con meno di 20 mg/l di sodio.

Proprietà Benefiche del Pistacchio

Un cibo da aperitivo, da sgranocchiare davanti alla tv; ma anche un ingrediente capace di caratterizzare con il suo aroma e la sua consistenza il condimento di una pasta, di dare croccantezza alla panatura di un taglio di carne, di rendere indimenticabili dolci, creme, gelati, granite. E i pistacchi sono ancora più di questo: rappresentano un mondo affascinante, sia dal punto di vista storico, con le loro origini mediorientali e la successiva diffusione in tutto il mondo, sia da quello botanico, prodotti da piante che possono arrivare ai trecento anni d’età, sia da quello delle proprietà alimentari, con la ricchezza dei loro principi nutritivi. 

In Italia, pistacchio richiama subito Bronte, comune alle pendici dell’Etna celebre proprio per il suo pistacchio Dop: presidio Slow Food, il cosiddetto oro verde di Bronte è protagonista di ricette che spaziano dal pesto alla siciliana o più specificamente alla brontese per la pasta, ai dolci, ai salumi; a fine estate la cittadina gli dedica una sagra di ambientazione storica, unendo così tradizione, gusto, rievocazione, storia, cultura gastronomica. Il pistacchio di Bronte è riconoscibile per le dimensioni , per il colore, verde smeraldo, e per il gusto, ed è un prodotto molto richiesto anche all’estero, dall’Europa al Giappone.

Il pistacchio, Pistacia Vera, famiglia delle Anacardiaceae, è un albero originario del Medio Oriente, che può superare i dieci metri di altezza e i tre secoli d’età. Attualmente viene coltivato nei paesi mediorientali, in Cina, in California, nei paesi dell’Europa meridionale come Italia, Spagna e Grecia, ma anche in Australia; i principali produttori mondiali sono Iran, Turchia, Stati Uniti e Siria. La coltivazione è a scopo alimentare, poiché il pistacchio ha un’estrema versatilità, che permette di consumarlo sia da solo, sia in composizioni dolci o salate. In genere si trova in commercio essiccato e in guscio, oppure sgusciato e pelato, poiché il cosiddetto pistacchio è il seme della pianta, ed è racchiuso sia da un guscio sia da una pellicola. Appena raccolto, il pistacchio viene liberato dal mallo e viene essiccato, ancora in guscio. Poi a seconda della destinazione che prenderà il prodotto, verrà o no sgusciato e pelato, lasciato intero o reso in granella o in polvere, oppure ulteriormente trattato per farne farine, paste e altri prodotti. 

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I pistacchi in cucina 
Una ciotola di pistacchi da sgusciare insieme a un bicchiere di vino è sempre un piacere da gustare, ma i pistacchi per un gastronomo sono una fonte di idee e ricette notevolissima. Possono accompagnare la pasta come condimento di un pesto, essere usati con le carni, anche quelle particolari come l’agnello, sotto forma di panatura; insaporiscono salumi come la mortadella; e il loro impiego in pasticceria spazia dai gelati alle creme, dai torroni alle torte. 
In commercio il pistacchio intero si trova in guscio, sgusciato o pelato, cioè privato della pellicola che avvolge il seme; è commercializzato anche sotto forma di granella, farina e pasta. 
La Sicilia, unica regione italiana a produrre pistacchi, è particolarmente ricca di ricette che ne esaltano il gusto e ne sanno sfruttare al meglio l’aroma. Si varia dalle salse ai primi, dai risotti alle paste, dalle lasagne agli gnocchi, ai fagottini. Il pesto per condire spaghetti o altri tipi di pasta si realizza con pistacchi di Bronte, basilico, pinoli e mandorle tostate (che possono essere sostituiti dalle noci), olio evo, sale, pepe, parmigiano. I pistacchi accompagnano i secondi di carne e pesce, dall’agnello al maiale al manzo al pollo, dalle alici al pescespada, come panatura, condimento o ripieno. In pasticceria, il pistacchio viene esaltato nelle torte, nei gelati e nelle granite, nei biscotti e nei semifreddi, nelle creme e nei torroni. 
Ma i pistacchi sono presenti anche nella cucina internazionale, soprattutto mediorientale: un esempio classico è il baklava, un dolce che si trova in molti paesi, dalla Turchia al Libano, con alcune varianti, e che di base viene realizzato con fagottini di vari strati sovrapposti di pasta fillo o pasta sfoglia, frutta secca, sciroppo di zucchero, miele, burro, limone ed eventuali spezie. 

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Proprietà salutari 
Il pistacchio contiene molte calorie, quindi non è indicato per chi deve seguire diete a basso contenuto calorico; come tutta la frutta a guscio, c’è il rischio di allergie; inoltre è sconsigliato a chi ha problemi di diabete e ipertensione. 
Per il resto, non presenta particolari controindicazioni, e la sua ricchezza di vitamine e minerali ne fa un cibo interessante dal punto di vista delle proprietà. Per quanto per la maggior parte sia composto di grassi, si tratta di grassi monoinsaturi, che aiutano a regolare la quantità di colesterolo nel sangue e quindi ad aiutare la salute del sistema cardiovascolare. Uno studio condotto nel 2008 negli Stati Uniti su tre gruppi di volontari è stato incentrato sull’eventualità che un consumo moderato di pistacchi ogni giorno possa essere in grado di abbassare i livelli di colesterolo totale e soprattutto colesterolo Ldl, responsabile dei danni al sistema cardiovascolare. Il consumo era effettuato sotto costante controllo medico, per bilanciare la quantità di sale e grassi che vengono ingeriti con semi di pistacchio. Iniziative individuali in tal senso, effettuate senza consultare un medico, rischiano di apportare più danni che benefici. 
Le sostanze presenti in questo seme, come isoflavoni, luteina e polifenoli, inoltre hanno proprietà ricostituenti e antiossidanti. 
  
Valori nutrizionali 
Cento grammi di pistacchi equivalgono a più di 600 kcal, derivanti dal 56 per cento circa di grassi, dal 27 per cento circa di carboidrati e dal 18 per cento circa di proteine. I pistacchi contengono molta vitamina A, vitamine B1, B2, B3 e B6, vitamina C ed E. Rilevante la presenza, tra i minerali, di potassio, fosforo, magnesio, calcio e, in minore quantità, ferro e rame.

Proprietà Benefiche delle Carote

È uno degli ortaggi più versatili che esistano, il che è comprovato anche a livello di cultura popolare: immancabile complemento di conigli in fumetti e cartoni animati, protagonista di detti e locuzioni come "usare il bastone e la carota", fedele alleata delle nonne che la consigliano da sempre per salute degli occhi e abbronzatura. La carota
Nella dieta mediterranea è imprescindibile base per i soffritti, complemento per le insalate, snack comodo da mangiare crudo nelle pause; la naturale dolcezza ne fa un'ottima protagonista di dessert e una naturale accompagnatrice di ricette complesse a base di carni; la varietà dei colori, che spaziano ben oltre il classico arancione, la rende un elemento estetico molto usato nei piatti più curati, dove l'aspetto conta quanto il gusto. 

La Daucus Carota è una pianta erbacea che cresce spontaneamente in molte zone del mondo, e che sopravvive senza problemi in vari tipi di terreni, anche aridi. In gastronomia con la parola carota ci si riferisce in realtà solo alla radice, di forma conica, molto allungata, e di colore generalmente arancione, la cui lunghezza può raggiungere i venti centimetri. In realtà il colore delle carote può variare dal bianco al giallo, all'arancione, fino al viola. Un tipico esempio di carota multicolore è l'ecotipo di Polignano, che spazia dal giallo al viola ed è un presidio Slow Food. Stessa varietà di colori ha la pastinaca di S. Ippazio, che nonostante il nome è una carota e non un tipo di pastinaca (altro ortaggio di cui in cucina si usa la radice); simile discorso vale per la prestinaca calabra. Della zona dell'Aquila è la carota dell'Altopiano del Ficino, prodotto Igp, come Igp è la siciliana carota novella di Ispica

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I tre maggiori produttori mondiali di questo ortaggio sono Cina, Russia e Stati Uniti, a dimostrazione di come la carota sia diffusa nelle cucine di tutto il mondo e di tutti i continenti, per la sua versatilità unita alle sue proprietà nutrizionali. La carota è infatti ricca di molti tipi di minerali e vitamine, su cui spiccano la A e la C. 

Le carote in cucina 
Crude, cotte al vapore o in soffritto, in purea, in succo. In minestre, contorni, insalate, dessert. Piccolissime, grandi, arancioni, violacee. Dolci o cosparse di limone. Grattuggiate, intere, a pezzi, a rondelle. Se nell'animazione sono i conigli i grandi fan delle carote, nella realtà anche gli esseri umani non scherzano, sfruttando al meglio, in cucina, le possibilità di un alimento davvero versatile. 
Le carote vanno accuratamente lavate, spazzolate e grattate, perché in quanto radici presentano molta terra. Si conservano a lungo a temperature molto basse, ma al momento di comprarle si devono scegliere le radici dure, assolutamente non quelle flessibili e gommose. 
La carota cruda, oltre a essere uno snack tra un pasto e l'altro, è un perfetto complemento per un'insalata mista o per un pinzimonio, ma può anche essere consumata da sola. In genere viene grattuggiata e condita con olio e sale, ma essendo molto dolce si sposa bene anche con il limone. Una cottura consigliata per questo ortaggio è quella a vapore, in genere le carote così cotte si presentano a rondelle. Le carote sono un complemento indispensabile per i minestroni, e insieme a cipolle e sedano sono la base del soffritto. Ma da carote bollite si può ottenere un'ottima vellutata, il cui sapore armonizza bene con altri ingredienti e può accompagnare ricette di carne e pesce. La naturale dolcezza di questo ortaggio fa sì che venga utilizzato anche in torte e dessert. 

Proprietà salutari 
Una miniera di sali minerali e vitamine, come A, B1, B2, C, D ed E; di zuccheri e fibre; di proprietà benefiche che spaziano da quelle antiossidanti a quelle antiinfiammatorie, e che ne fanno un'alleata non solo per la salute ma anche per l'estetica. Da sempre infatti la carota è associata soprattutto a due parti del corpo, occhi e pelle. In entrambi i casi il segreto sta nella proprietà antiossidante di vitamina A e betacarotene, che aiuta gli occhi, protegge la pelle dalle rughe e può stimolare l'abbronzatura. Il segreto consiste nel fatto che il betacarotene, di cui sono ricchi in realtà quasi tutti gli ortaggi e la frutta di colore arancione, stimola la produzione di melanina. Le proprietà antiossidanti sono garantite anche dalla presenza di vitamina C. 
La medicina tradizionale associa la carota alla pelle anche per uso esterno: carote cotte e schiacciate venivano usate come impacchi in caso di dermatiti o problemi alla pelle di vario genere. 
Le carote sono tra i pochi alimenti che esaltano le proprietà nutrizionali sia cotti sia crudi. Consumandole crude infatti si sfrutta al meglio la presenza di vitamina C, che tende ad essere distrutta dalla cottura; il betacarotene invece viene assimilato più facilmente dopo una breve cottura, possibilmente accompagnato da grassi come olio evo a crudo, che facilitano l'assorbimento della vitamina A. 
L'alta presenza di acqua e la scarsità di calorie fanno delle carote un cibo molto utile per chi segue una dieta ipocalorica; fibre, vitamine e minerali le rendono alleate anche dell'intestino. Soprattutto la vitamina A aiuta lo stomaco, nello specifico protegge la mucosa gastrica, e l'intestino, in particolare il colon. 

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Valori nutrizionali 
Un etto di carote crude contiene più del 90 per cento di acqua, circa l'1 per cento di proteine, lo 0.2 per cento di lipidi, circa 7,5 per cento di glucidi e 3 per cento di fibre, per 35 kcal. Molta acqua e poche calorie, a cui si aggiungono minerali e vitamine. Le carote contengono potassio, sodio, calcio, fosforo, magnesio, zinco, ferro, rame. In più, tiamina, riboflavina, niacina; vitamina C e soprattutto vitamina A. 

Proprietà Benefiche dell’Avocado

Per molte persone è sinonimo di guacamole, la salsa di origine messicana che si prepara appunto con l'avocado. Ma questo frutto verde, che nella forma ricorda una pera e che era già conosciuto e consumato dagli Aztechi (tanto che il nome avocado deriva proprio dall'azteco), può essere utilizzato in cucina in varie ricette ed è un buon alleato per la salute grazie alle proprietà nutritive.

L'avocado è il frutto di un albero, la Persea Americana Mill, originario del Messico e appartenente alla famiglia delle Lauracee. Ne esistono diverse varietà che vengono coltivate in tutto il mondo; la pianta si adatta più facilmente a paesi a clima caldo, tropicale e subtropicale, e i maggiori produttori sono Messico, Repubblica Dominicana, Colombia e Perù, ma si trovano coltivazioni anche in Indonesia, Stati Uniti (soprattutto California e Hawaii), Kenia, Israele e in vari paesi del Centro e Sud America. 
L'albero ha un'altezza media di circa dieci metri, anche se può arrivare fino ai venti, con grandi foglie verdi ovali; il frutto, che può essere lungo fino a venti centimetri e arrivare a pesare da un etto fino a un chilo, presenta una buccia verde o violacea, polpa gialla o verde, un unico grande seme centrale. La pianta, in ogni sua parte, è tossica per molte specie di animali, compresi quelli d'allevamento e di compagnia; l'avocado è invece innocuo per l'uomo, tranne che sui soggetti allergici. 

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L'avocado in cucina 
Quando si compra un avocado come prima cosa è necessario capire qual è lo stato di maturazione. In genere gli avocado maturano dopo la raccolta e vengono venduti quando sono ancora molto duri, mentre un avocado maturo cede leggermente al tatto se premuto. Se conservato in frigorifero, questo rallenterà il processo di maturazione. Del frutto si consuma solo la polpa, non la buccia né il seme. Poiché tende ad annerire facilmente, in genere si accompagna al lime, che ne rallenta l'ossidazione, come quando si realizza il guacamole. 
L'avocado in genere viene consumato crudo (se cotto il sapore si altera e può risultare amaro e poco gradevole) sia a sé, come normale frutto, sia in insalata. Se maturo la polpa può essere anche spalmata sul pane. Si tratta di una polpa molto morbida, data l'elevata quantità di grassi, dalla consistenza burrosa. 
L'avocado si sposa con carne, pesce ed altre verdure, quindi può essere impiegato in insalata, negli spiedini e come salsa può veramente accompagnare quasi qualsiasi preparazione. Inoltre può essere utilizzato per preparare cocktail. 

La salsa guacamole è senza dubbio la ricetta più famosa a base di avocado. Di origine messicana, molto presente anche nella cucina tex-mex, accompagna i nachos, le tortillas, i burrito, che si tratti di carne di manzo, maiale o pollo, e si sposa anche con il pesce. La ricetta era conosciuta già dagli Aztechi. La variante "pura", originale, prevede tre ingredienti: la polpa schiacciata dell'avocado, il succo di lime che dà acidità e contrasta il grasso oltre ad evitare l'ossidazione, e il sale. Nelle varianti più originali si possono aggiungere anche pepe o peperoncino, scalogno o pomodoro ed altri ingredienti, il tutto secondo il proprio gusto. 

Proprietà salutari 
L'avocado ha molte qualità, ma non quella di essere ipocalorico: un avocado può arrivare facilmente a 500 kcal. Alla notevole quantità di calorie però si accompagnano le proprietà nutritive e la ricchezza delle sostanze contenute, come le vitamine e i sali minerali, soprattutto il betacarotene e il potassio (molto più presente in questo frutto che nelle banane). Insieme al potassio l'avocado è anche ricco di magnesio, il che aiuta nel mantenere in equilibrio la pressione del sangue. 
Anche i grassi, che nella ricca polpa di questo frutto abbondano, risultano utili. Si tratta infatti di grassi monoinsaturi, quindi non solo non sono nocivi, ma hanno anche effetti benefici sul sistema cardiovascolare, poiché aiutano a tenere sotto controllo il colesterolo; ciò avviene grazie alla presenza dell'acido oleico omega 9, che abbassa il livello di trigliceridi, e dei fitosteroli. Inoltre grazie alla loro presenza l'organismo può assorbire una notevole quantità di vitamina E e non solo, perché questo tipo di grassi aiutano ad assorbire anche altre sostanze presenti in altri cibi, come il betacarotene. 
Una particolarità importante dell'avocado è che inoltre è ricco di acido folico. La notevole quantità di fibre, al 75 per cento insolubili, aiuta la digestione e l'attività intestinale. Inoltre può essere utilizzato anche per trattamenti estetici: la polpa schiacciata è molto idratante e aiuta il benessere della pelle, soprattutto se secca. 

L'olio estratto dall'avocado si usa sia in cucina sia in cosmetica, ma si tratta di due prodotti differenti ottenuti con diversi processi. 
Un problema connesso all'avocado è la possibilità di allergia, sia al polline della pianta sia al frutto stesso. 

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Valori nutrizionali 
Un avocado è composto al 64 per cento di acqua, al 4 circa per cento di proteine, al 23 per cento di grassi, di cui più del 18 per cento sono monoinsaturi; non c'è traccia di colesterolo. Quasi il due per cento è rappresentato da carboidrati e più del 3 per cento da fibre. Un etto di frutto crudo fornisce circa 230 kcal. Tra i sali minerali, il più presente è il potassio, in considerevole quantità. Tra le vitamine, l'avocado contiene la A, la C e la E. 

Proprietà Benefiche della Papaya

Un frutto grande, succoso, dall'inconfondibile aroma tropicale e dalle proprietà riconosciute dalla medicina ufficiale e popolare. La papaya non appartiene sicuramente alla tradizione gastronomica occidentale, ma nel corso degli anni questo frutto è stato sempre più scoperto e valorizzato anche fuori dall'America, il suo continente d'origine. A tavola può essere consumato come frutto fresco, nelle ricette si abbina a tantissime preparazioni (non solo dolci ma anche, a sorpresa, con il classico barbecue di carne), la medicina ne sfrutta le capacità relative alla facilitazione della digestione delle proteine. 
L'albero da cui proviene, la Carica Papaya, della famiglia delle Caricacee, è relativamente piccolo, se si considera che è perennemente carico di fiori e soprattutto frutti che possono arrivare fino al peso di nove o dieci chili. Si tratta di una pianta alta da tre a non più di dieci metri, per quanto in genere vengano coltivate le varietà nane; nel'industria alimentare sono preferiti i frutti (in genere di buccia verde-gialla e polpa arancione, ma esistono varietà di frutti gialli, arancioni, rosa  o verdi) con un peso intorno al mezzo chilo. Il frutto in sé è una bacca, ha in genere forma sferica od ovoidale, buccia verde-gialla, e all'interno contiene una notevole quantità di piccoli semi. 
L'albero predilige climi tropicali ed è facilmente adattabile: originario del Centro America, viene oggi coltivato anche in Africa e in Asia; particolare successo ha avuto l'adattamento nelle Filippine, che sono ormai tra i paesi che più utilizzano e valorizzano queste coltivazioni. 
Il principale impiego in medicina è l'estrazione e l'uso della papaina, un enzima proteolitico, che aiuta nella digestione delle proteine. 

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La papaya in cucina 
Il frutto può essere consumato crudo o cotto; se preso acerbo va lasciato a temperatura ambiente, poiché matura lentamente. Va sempre sbucciato e vanno eliminati i piccoli semi scuri centrali. Dopodiché, può essere consumato semplicemente crudo a fette o cubetti, come se fosse un melone; sempre a crudo può essere aggiunto a un'insalata o utilizzato per frullati, anche in abbinamento con altri tipi di frutta, come ad esempio la pesca, o può essere l'ingrediente base di un sorbetto. 
Come detto, la papaya può accompagnare la carne, e anzi questo abbinamento è consigliabile poiché aiuta la digestione delle proteine; ma anche con il pesce è facile trovare il giusto connubio, poiché ha un sapore fresco che esalta anche questo ingrediente. 
In Asia la papaya accompagna tantissimi tipi di ricette: in Thailandia è l'ingrediente principale della Som Tam, un'insalata di papaya verde; nelle Filippine viene utilizzata in tantissimi modi, dal succo come bevanda all'ingrediente di zuppe; un utilizzo tipico è come contorno, tagliando il frutto acerbo a strisce sottili. 

Proprietà salutari 
La prima delle proprietà della papaya è relativa alla papaina, un enzima proteolitico estratto dal frutto. La papaina rende più facile la digestione delle proteine, e in questo senso viene sfruttata sia dalla medicina canonica sia dalla tradizione popolare. Non è un caso, infatti, se il succo di papaya, un frutto dolce tendenzialmente consumato a crudo o nei dessert, venga spesso utilizzato per insaporire carni alla brace. La papaya è quindi indicata per problemi digestivi e per facilitare l'attività dell'intestino, anche grazie all'apporto di fibre. La papaina inoltre ha tradizionalmente funzioni antielmintiche. 

L'elevata quantità di acqua ne fa un frutto dissetante ma anche con proprietà diuretiche, e non sono da trascurare i benefici apportati dai minerali presenti. 
Per quanto riguarda le vitamine, oltre ad alcune del gruppo B e a una discreta presenza di vitamina A, la papaya spicca soprattutto per essere ricca di vitamina C, il che la rende un frutto utile per le proprietà antiossidanti e di contrasto ai radicali liberi. 
In Asia la medicina popolare attribuisce molte funzioni anche ai semi di papaya, a partire dalla protezione del fegato. 

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Valori nutrizionali 

Un etto di papaya è composto circa all'80 per cento da acqua, e fornisce tra le 30 e le 40 kcal, per la maggior parte da zuccheri, che rappresentano quasi il 10 per cento del totale, insieme a circa il 2 per cento di fibre. Tra i minerali più presenti ci sono potassio, calcio, fosforo, magnesio, sodio e ferro. Per quanto riguarda le vitamine sono presenti vitamina B1, B2 e B3, ma la vera ricchezza della papaya consiste nella presenza di vitamina A e soprattutto vitamina C.

Proprietà Benefiche delle Pere

Il frutto autunnale per antonomasia (la sua maturazione avviene tra il mese di luglio e quello di ottobre), la pera è ricca di fibre solubili e insolubili e di altri nutrienti che esercitano un’azione benefica sull’organismo. 

La pera proviene dall’albero del pero (Pyrus communis), appartenente alla famiglia della Rosacee, una pianta robusta che cresce soprattutto in regioni con clima temperato e che può raggiungere fino a 15 metri di altezza. Coltivati fin dai tempi antichi, gli alberi della pera crescono spontanei nei boschi dei territori europei (anche se potrebbero originare in Nord Africa o in Asia) e proprio dalle specie selvatiche provengono le varietà che vengono oggi coltivate, selezionate sulle oltre 4000 tipi di varietà esistenti. 

Le pere si distinguono per colore, grandezza, forma e gusto. La varietà più coltivata, almeno in Italia, è la William (il nome riecheggia l’origine inglese del frutto, selezionato alla fine del Settecento): di forma rotondeggiante, presenta un colore uniforme che può variare dal verde al giallo, una buccia particolarmente sottile, la polpa succosa e dolce. Da essa deriva anche la qualità William Rossa, dal colore giallo-rossastro, la buccia liscia e sapore tra il dolce e l’acidulo. Tra le altre varietà più diffuse vi sono la Decana dalla forma tondeggiante, colore della buccia tra il verde e il giallo, sapore dolce e fondente, Abate caratterizzata dal collo allungato, buccia liscia e giallastra, sapore dolce e aromatico, Kaiser dalla polpa consistente e leggermente granulosa e Coscia, la tipica pera estiva, dalle piccole dimensioni, colore verde tendente al giallo e polpa granulosa. 

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La pera in cucina 
La pera si può mangiare al naturale, anche con tutta la buccia (in questo caso andrà preventivamente ben lavata sotto l’acqua corrente) che peraltro è molto ricca di fibre, costituendo la metà della dotazione dell’intero frutto. Nel caso venga invece tagliata, è consigliabile mangiarla subito, prima che inizi il processo di ossidazione che potrà essere ritardato bagnandola con un po’ di succo di limone. 

Il suo utilizzo in cucina è vario, sia che venga lasciata cruda che cotta. Essa può essere aggiunta nelle macedonie di frutta, utilizzata per la preparazione di torte, crostate, dessert come il flan o l’inglese crumble. Può essere cotta nello sciroppo o nel vino, bollita per preparare marmellate e confetture, può essere candita ed essiccata o, ancora, impiegata per ricavarne succhi di frutta. 

Proverbiale l’abbinamento con il formaggio, meglio se con prodotti dal sapore deciso come gorgonzola, pecorino e parmigiano. A ciascuna varietà, il suo migliore abbinamento: uno dei più noti è cacio e Coscia oppure la stessa Coscia o William con formaggio di capra o di pecora. 

Valori nutrizionali 
In 100 grammi di parte edibile della pera, l’acqua è presente in percentuale che può arrivare all’87%, i carboidrati in 8,8%, 0,3% in proteine, 8,8% in zuccheri (tra loro il fruttosio e il levulosio), 3,8% in fibre, 0,1% in grassi. 

I minerali presenti - sempre in 100gr di prodotto - sono il potassio (127mg), calcio (11mg), sodio (2mg), fosforo (15mg), magnesio (7mg), ferro (0,3mg), zinco (0,05mg), rame (0,05mg). 

Oltre a numerose vitamine (A, B1, B2, B3, B5, B6, C, E, K e J), la pera contiene la protovitamina betacarotene, la criptoxantina, la luteina e la zeaxantina e numerosi aminoacidi. 

Proprietà benefiche 
Dato l’elevato indice di sazietà che procurano (ma sono anche energizzanti, per effetto della presenza del fruttosio) le pere sono particolarmente indicate nelle diete dimagranti iposodiche, tanto più che contengono pochissimi grassi e proteine. Al contrario contengono molte fibre, tanto che una sola pera è in grado di coprire il fabbisogno giornaliero in una quantità pari al 16%. Le fibre, sia solubili che insolubili, hanno il potere di accelerare il transito intestinale (sono dunque altamente digeribili, particolarmente adatti all’alimentazione dei bambini e delle persone anziane), di prevenire la stitichezza, di ridurre l’assorbimento degli zuccheri, abbassare i livelli di colesterolo nel sangue e migliorare il controllo glicemico. 

I flavonoidi presenti (dall’acido crologenico alla cianidina) consentono alle pere di esercitare una buona azione antiossidante mentre la presenza di calcio riduce il rischio di osteoporosi. L’acido clorogenico, in particolare, riduce la pressione sanguigna e insieme agli altri flavonoidi riduce i rischi di malattie cardiovascolari prevendo anche l’insorgenza di infarti. 

La pera è tra gli alimenti più ricchi di boro, minerale che favorisce l’assorbimento del calcio, previene la perdita del magnesio e sembra che agisca anche a tutela dell’efficienza delle funzioni mentali. Tra gli altri minerali utili all’organismo contenuti nelle pere, il potassio contribuisce al corretto funzionamento del sistema nervoso, dei reni e del sistema linfatico, prevenendo anche i crampi muscolari, ciò che la rende indicata nella dieta degli sportivi. 

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Tra le altre proprietà delle pere vi è quella di essere frutti rinfrescanti e diuretici, di essere adatti nell’alimentazione in gravidanza (grazie anche alla presenza di acido folico), di contrastare la stanchezza psicofisica e di coadiuvare le terapie della gotta e dell’artrite. 

Ottimo integratore di vitamine e minerali, la pera può essere consumata da chi soffre di diabete per il suo basso valore glicemico. La presenza, infine, di vitamina A e E rende la pera un ottimo coadiuvante per la protezione della pelle dall’invecchiamento, contrastando l'insorgenza delle rughe. 

Proprietà Benefiche del Frutto della Passione o Maracuja

Il Frutto della Passione, noto anche come MaracujaMaracujà o Passion fruit, è il frutto della Passiflora, una pianta erbacea rampicante, molto forte e resistente. La Maracuja proviene dalle zone tropicali e sub tropicali di America, Brasile e Messico. L’origine del nome ha generato un’errata interpretazione del termine passione, attribuendo al frutto proprietà afrodisiache. In realtà tale appellativo venne assegnato al frutto dai missionari gesuiti in Sudamerica, che utilizzarono i bellissimi fiori porpora della Passiflora per spiegare la Crocefissione (o Passione) di Cristo, evocata dalla loro conformazione: la corolla del fiore somiglia ad una corona di spine, mentre i pistilli ricordano i chiodi della Crocifissione. 
Esistono moltissime specie di Passiflora ma le varietà principali sono due, che producono frutti differenti nella dimensione e nel colore della buccia esterna. La Passiflora Edulis produce un frutto piccolo dalla buccia rosso-violacea e la forma ovale, molto aromatico e saporito, la cosiddetta “maracuja viola”; i frutti della Passiflora Edulis Flavicarpa, invece, hanno dimensioni maggiori, un gusto più delicato ma acidulo e la buccia gialla (maracuja gialla). Questa variante è chiamata anche granadilla, da “granada”, che in spagnolo significa melograno, per la somiglianza tra i due frutti. 
Il frutto della passione ha una buccia spessa e robusta non commestibile, che racchiude al suo interno una polpa morbida e gelatinosa che ingloba tanti piccoli semi ed è apprezzato per il suo profumo particolare e intenso. 
La consistenza della buccia aiuta a stabilire il grado di maturazione del frutto: se la pelle esterna è dura e liscia significa che è ancora acerbo e la polpa è acidula; quando è maturo, invece, presenta una superficie increspata e la polpa interna è molto succosa e dolce. 

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Gli usi alimentari della Maracuja 

La Maracuja è un frutto esotico molto apprezzato per il suo profumo intenso e la polpa morbida e dolce. Per questo motivo, viene largamente impiegata per la preparazione di succhi, gelati, bevande dissetanti, cocktails, liquori, mousse e dessert. Il frutto non è molto diffuso in Italia ma si può trovare nelle grandi catene di supermercati o in alcuni negozi specializzati. 

La Maracuja è utilizzata principalmente sotto forma di succo grazie al suo gradevole gusto e ad un elevato potere rinfrescante. Il suo profumo caratteristico l’ha resa un ingrediente importante da aggiungere a bevande, torte e gelati per arricchirne il sapore. Il succo si può trovare sotto forma di bevanda rinfrescante, molto apprezzata soprattutto nel periodo estivo, da consumare come un normale succo di frutta o da utilizzare come ingrediente per cocktails alcolici e analcolici (anche usando il frutto stesso come decorazione), per migliorarne ed esaltarne aroma e gusto. 
Il frutto fresco può essere consumato al naturale, prelevandone la polpa con un cucchiaino (avendo cura di non raccogliere la parte bianca, eccessivamente amara) oppure utilizzato per creare gustose creme, mousse e sorbetti. 
Il Passion fruit è un ingrediente molto presente nei frullati esotici, accompagna egregiamente gli yogurt bianchi e grazie al suo sapore agrodolce si utilizza spesso sotto forma di salsa come condimento del pesce e dei frutti di mare 

Proprietà salutari 
La Maracuja è un delizioso frutto esotico che racchiude al suo interno innumerevoli virtù nutrizionali salutari per l’organismo: acqua, vitamine, mineralie fibre. In particolare, la presenza delle vitamine A, C e del betacarotene conferisce al frutto, oltre al colore caratteristico delle due specie (viola e giallo) un grande potere antiossidante, fondamentale per il rinnovamento cellulare. La vitamina A, di cui il più famoso precursore è il betacarotene, è utile per la salute della pelle, della vista e delle mucose. Inoltre questa importante vitamina aumenta la resistenza alle infezioni. La vitamina C, noto antiossidante con attività antiage, contribuisce alla formazione dei globuli rossi, previene le emorragie, combatte le infezioni batteriche, le sindromi da raffreddamento e aiuta l’assorbimento del ferro a livello intestinale. La presenza di queste vitamine attribuisce alla Maracuja proprietà antinfiammatorieantianemiche e immunostimolanti

Studi molto recenti hanno dedicato una particolare attenzione alle virtù antiossidanti del frutto: le vitamine e i flavonoidi contenuti contrastano le rughe e soprattutto l’invecchiamento cellulare, responsabile di molte malattie tra cui le neoplasie e le patologie cardiovascolari. 

La polpa di Maracuja è ricca dipectina, una fibra alimentare solubile con proprietà gelificanti ed emollienti utili per il riequilibrio delle funzioni intestinali; questa sostanza agisce sia in presenza di diarrea, aumentando la consistenza delle feci, sia in caso di stipsi, ammorbidendo la massa fecale (in questo caso è importante associare l’assunzione di molta acqua). Proprio per questa sua azione sull’apparato intestinale, la Maracuja si rivela molto utile in caso di disturbi del colon; inoltre la presenza di mucillagini aiuta a ridurre sintomi gastrici, gonfiore e meteorismo. 
Altri nutrienti importanti contenuti nel frutto sono gli alcaloidi, che hanno un effetto antispasmodico e calmante del sistema nervoso, i carboidrati e gli zuccheri, che restituiscono energie all’organismo, soprattutto dopo l’allenamento sportivo. 
L’apporto di sali minerali contenuti è significativo: oltre a ferro, rame, magnesio e fosforo è presente un’elevata quantità di potassio, circa 348 mg per 100 g di frutto, corrispondente all’assunzione di due-tre banane. Questo minerale essenziale regola la pressione sanguigna e l’equilibrio dei fluidi nelle cellule e nel sangue, permette la trasmissione degli impulsi nervosi, contrasta l’eccesso di sodio, regola il battito cardiaco, la funzionalità dei reni e delle ghiandole surrenali. Il frutto della passione non ha un basso contenuto di calorie: tuttavia si rivela un valido aiuto per contrastare la cellulite, la ritenzione idrica e per la metabolizzazione dei grassi. 

Dai semi della Maracuja si ricava l’olio che, grazie alle sue proprietà purificanti, antiossidanti ed emollienti, viene largamente impiegato in ambito cosmetico, soprattutto per i massaggi. I nutrienti contenuti nel frutto della passione migliorano la salute della pelle e dei capelli, per questo viene utilizzato come componente nella preparazione di bagnoschiuma e shampoo idratanti e profumati, maschere per capelli, gel per la pelle, creme corpo e sali da bagno. 

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Valori nutrizionali per 100 g di frutto 
Il frutto della passione contiene circa 90 calorie per 100 g (che derivano principalmente dagli zuccheri naturali presenti nel frutto), 0,7 g di grassi, 23 g di carboidrati, 2,2 g di proteine, 10 g di fibre, 11 g di zuccheri. Tra le vitamine e i minerali presenti, i componenti principali sono: potassio, 348 mg; sodio, 28 mg; ferro, 1,6 mg; magnesio, 29 mg; calcio, 12 mg; vitamina C, 30 mg; vitamina A, 1.272 IU. 

Avvertenze e controindicazioni 

Il consumo del frutto della passione può avere alcune controindicazioni: a parte i casi di allergia conclamata, la Maracuja è controindicata nei soggetti che soffrono di allergia al lattice, poiché essa contiene delle proteine simili a quelle della gomma. 
Assumere elevate quantità del frutto può causare un effetto lassativo e disturbi a carico dello stomaco; inoltre, per l’elevata quantità di zuccheri contenuti, il frutto è sconsigliato ai diabetici. 
La Maracuja può interagire con alcuni farmaci utilizzati per la cura di ansia e depressione e con gli anticoagulanti: in questo caso è consigliabile chiedere informazioni al proprio medico curante in merito ad eventuali interazioni con l’assunzione del frutto.