Monthly Archives: agosto 2017

Attenti a quel cocktail, è dannoso per la salute

L'ultima tendenza in fatto di cocktail si chiama Moscow Mule, preparato con vodka, succo di lime, birra allo zenzero e servito in un boccale di rame. Un mix che può essere dannoso per la salute secondo l'ufficio per il controllo degli alcolici dell'Iowa, negli Usa, che ha lanciato un'allerta poche settimane fa.

Il problema non sono gli ingredienti ma il contenitore. Il rame, infatti, usato perché mantiene la bevanda fresca e rende la birra più 'frizzante', a contatto con l'acido del limone (e ogni alimento con Ph inferiore a 6) diventa potenzialmente dannoso, rilasciando ossido di rame.

Questo metallo, infatti, è benefico per l'organismo solo se a consumo ridotto (meno di 0,9 mg al giorno). Ad alte dosi, invece, può provocare intossicazioni che si manifestano con dolori addominali, diarrea, vomito, insufficienza epatica. Basta però utilizzare tazze di rame rivestite all'interno di acciaio o altri materiali che non vengono alterati dall'acidità della bevanda per bere con tranquillità, consiglia l'ufficio statunitense per il controllo degli alcolici.

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Quest oggi analizzeremo quello che, a nostro avviso, è il miglior e prodotto per dimagrire. Abbiamo affrontato questa analisi insieme alla Dot.ssa Liza Barnett del Fitness & Coaching Professional di New York, che ha collaborato alla stesura e che ringraziamo apertamente per la disponibilità. Incominciamo: ecco il prodotto che ti farà SICURAMENTE dimagrire prima delle vacanze, i 7 benefici e dove comprarlo al prezzo più economico.

Il Tatuaggio al Grafene ti dice come stai: Ecco come funziona

Il nuovo tatuaggio al grafene, i cui sensori sono più precisi di quelli presenti nei normali dispositivi sanitari, funziona per un paio di giorni e può monitorare diversi parametri vitali.

Ricercatori dell'Università del Texas di Austin hanno sviluppato un peculiare tatuaggio a base di grafene in grado di monitorare la nostra salute, tenendo traccia di vari parametri vitali come il battito cardiaco e il livello di idratazione cutanea. Da quando il “materiale delle meraviglie” sviluppato dai due fisici Andrej Gejm e Konstantin Novoselov dell'Università di Manchester è stato messo a punto, le sue proprietà hanno avvantaggiato diversi campi della ricerca; basti pensare alla membrana desalinizzante creata da studiosi britannici o al disinfettante progettato dal CNR, senza dimenticare le applicazioni in ambito aerospaziale. Non è dunque un caso che il grafene continui ad essere al centro di progetti ad altissima tecnologia.

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Il nuovo “tatuaggio medico”, il cui nome ufficiale è GET (Graphene Electronic Tattoo), offre differenti benefici sia in termini di comfort che di prestazioni, dato che la precisione dei dati catturati dai microscopici sensori è superiore a quella dei macchinari diagnostici normalmente in uso. Del resto si trova direttamente a contatto con l'epidermide, sulla quale si applica in maniera analoga ai tatuaggi removibili per i bambini, ovvero attraverso l'acqua. All'anima di grafene è associato un polimero trasparente e flessibile, che sfruttando le forze di van der Walls aderisce alla pelle senza provocare fastidio o prurito. Il tatuaggio è così versatile che può essere applicato su qualunque parte del corpo, persino sul viso, mentre i suoi sensori funzionano per qualche giorno al massimo. Qualora il paziente lo desiderasse, può comunque rimuoverlo in qualunque momento.

Il GET, la cui creazione è stata coordinata dai professori Deji Akinwande e Nanshu Lu, in fase sperimentale ha dato ottimi risultati e ha permesso di sostituire con efficacia gli strumenti per misurare l'elettroencefalogramma (EEG), l'elettrocardiogramma (ECG), l'elettromiogramma (EMG), la temperatura e l'idratazione della pelle. I suoi creatori stanno gettando le basi per una futura commercializzazione, ma dovranno essere superate tutte le procedure burocratiche di rito. I dettagli sul GET sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata ACS Nano.

Miele è un Arma contro Superbatteri Antibiotico-Resistenti

Il miele è un arma efficace contro la diffusione dei superbatteri antibiotico-resistenti, cause di infezioni che secondo le stime uccideranno attorno a 10 milioni di persone entro il 2050. I batteri infatti continuano a evolversi e gli antibiotici diventano inefficaci, ma una ricerca dell'University of Technology di Sydney, guidata dalla microbiologa Nural Cokcetin, dimostra che batteri e alcuni superbatteri sono incapaci di resistere alle proprietà medicinali del miele. "Il miele è conosciuto da millenni ma i batteri non hanno imparato a sviluppare resistenza", ha dichiarato Cokcetin in occasione della Settimana della Scienza a Sydney. "Abbiamo dimostrato che in condizioni nelle quali svilupperebbero rapidamente resistenza agli antibiotici - ha detto Cokcetin, che studia da oltre 10 anni le proprietà antibatteriche e antimicrobiche del miele - in presenza del miele questo non avviene. Abbiamo sperimentato con diversi batteri, diversi antibiotici e diversi tipi di miele. I risultati sono stati coerenti".

La studiosa e i suoi collaboratori sono tuttora impegnati nell'identificare, in uno studio su campione, le proprietà attive di oltre 1000 varietà di miele. L'efficacia del miele come medicinale dipende da differenti fattori fra cui il contenuto di zucchero, i livelli PH e la presenza di metilgliossale (MGO), il composto che si forma naturalmente nel nettare del fiore di Manuka ed è responsabile delle proprietà eccezionali del miele che ne deriva. Tra le altre proprietà benefiche del miele, osserva Cokcetin, il rafforzamento dei batteri 'buoni' nell'intestino e la rimarginazione di ferite croniche. 

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Utilizzato già mille anni prima di Cristo, il mieleera considerato il “cibo degli dei”. Gli antichi popoli ne sfruttavano tutte le numerose proprietà: lo impiegavano con scopo curativi o nella cosmesi (come crema, unito all’argilla, all’acqua e alle foglie di cedro) e ne facevano largo uso in cucina. La tipica espressione “luna di miele” nasce appunto da una particolare bevanda (formata da miele, lievito e acqua), chiamata "idromele", che nell'antichità veniva fatta bere agli sposi come augurio per propiziare l'arrivo di un figlio maschio.

Il miele è formato quasi esclusivamente da zuccheri e “vanta” un’alta concentrazione di fruttosio. Tra le sostanze dolci esso è l'unico che deve tutte le sue caratteristiche alla natura (piante e api) poiché non subisce alcuna manipolazione da parte dell'uomo, prima di arrivare sulla nostra tavola. Il suo grande vantaggio è di poter fornire all’organismo, calorie prontamente disponibili e non dannose per l’organismo: ecco perché può essere consumato in tranquillità da persone sane e meno, ma soprattutto dagli atleti. 
Nell’alimentazione di chi pratica sport ad alti livelli, il miele è particolarmente indicato subito prima di uno sforzo fisico e immediatamente dopo, per recuperare le energie impiegate. È molto utile anche per chi non svolge attività propriamente fisiche ma semplicemente “mentali”, perché fa bene al cervello e al sistema nervoso, essendo in grado di “controllare” e aiutare l’efficienza mentale. A maggior ragione, nelle persone deperite (anziani o inappetenti) e malate le proprietà del “nettare degli dei” diventano molto più preziose: quando un malato, per diversi motivi, non è in grado di nutrirsi a sufficienza, una piccola quantità di miele sciolto in un po' d'acqua può restituire energia prontamente. Per questi motivi, il miele è adatto a tutti, tranne a coloro che hanno già nella loro dieta molti alimenti dolci ed è controindicato per le persone che hanno problemi di diabete e per tutti coloro che vogliono intraprendere una dieta ipocalorica. Il suo apporto energetico è di 320 Kcal per 100 gr. di prodotto.

Componenti principali del Miele 
Il miele è composto da fruttosio, glucosio, acqua, zuccheri e sostanze diverse, tra cui acidi organici, sali minerali, enzimi e aromi e molte altri. Il miele è un alimento di elevato valore nutritivo, facilmente assimilabile. Il glucosio fornisce energia da poter essere utilizzata immediatamente, il fruttosio viene metabolizzato a livello epatico e costituisce una riserva energetica. È prevalentemente costituito da zuccheri semplici: glucosio e fruttosio in percentuali diverse e tale rapporto è molto importante poiché, ad un elevato rapporto in glucosio corrisponde un'alta tendenza alla cristallizzazione che lo rende un prodotto di facile digeribilità. La cristallizzazione è un processo naturale che dipende soprattutto dal rapporto tra glucosio e fruttosio legati alla temperatura (massima sui 14C°). Se il contenuto di glucosio è elevato il processo sarà più veloce: le basse temperature infatti, lo inibiscono. 
Appena estratto il miele possiede tantissime fragranze ma tali caratteristiche tendono a modificarsi nel tempo di pari passo con l'insorgenza di alcuni processi chimici accelerati dalla temperatura di conservazione. Quali sono i parametri chimici maggiormente presi in considerazione? L’HMF e l'enzima della Diastasi (l'HMF o idrossimetilfurfurale, è una sostanza che non si trova nel miele appena estratto ma che si forma a seguito della degradazione degli zuccheri, processo accelerato dalle temperature). La Diastasi è un enzima presente nel miele in modo naturale, che si degrada progressivamente sia con il passare del tempo che con processi termici. L'HMF non dovrebbe superare i 20 mg/kg, mentre il contenuto in Diastasi, invece, è molto variabile (dipende dalla quantità naturale di enzimi presente) generalmente deve essere superiore a 8, anche se vi sono delle eccezioni.

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Caratteristiche del miele 
La ricchezza di questo alimento è dovuta alla sua composizione zuccherina e alla notevole presenza di fruttosio, che rendono il miele un prodotto “unico”. Il fruttosio infatti, conferisce un potere dolcificante particolare e un prolungato effetto energetico perché, mentre il glucosio viene bruciato immediatamente, il fruttosio, dotato di proprietà emollienti, resta “disponibile” per il fisico, più a lungo. Ecco perché i vantaggi sono superiori a quelli dello zucchero. Una delle più importanti funzioni è quella antibatterica e antibiotica , anche se sono ancora molte le sostanze identificate del miele, della quali non si hanno tuttavia, notizie sufficienti. Al momento però, si sa che oltre agli zuccheri, il miele contiene numerosi principi alimentari, che è un prodotto naturale ed è in grado di rendere l’alimentazione più sana ed equilibrata.

Lavare il pollo crudo è pericoloso per la salute: rischio contagio da Campylobacter

I polli sono facilmente colpiti da Campylobacter, un batterio responsabile di disturbi intestinali e direttamente associato con la temibile sindrome di Guillén Barré.

Si tratta di una pratica, ahimè, molto diffusa. Ma, a quanto pare, per niente sana. Stiamo parlando del lavaggio del pollo crudo. Sono molte le persone che lo fanno al fine di eliminare eventuali residui della macellazione presenti sulla carne. Ma l’Agenzia per la Sicurezza Alimentare del Regno Unito ci mette in guardia: questa procedura può causare seri danni alla nostra salute.

Pericolo Campylobacter
Secondo l’Agenzia per la Sicurezza Alimentare del Regno Unito, sciacquare il pollo sotto l’acqua può contaminare casa e persone da un batterio denominato Campylobacter. Questa procedura, infatti, favorisce proprio la diffusione nell’ambiente di tale microrganismo.

Cos’è il Campylobacter
Si tratta di un batterio che si trova molto facilmente nella carne di pollo. Inoltre presenta una forte resistenza considerando che si adatta particolarmente bene a temperature comprese tra i 30 e i 47 gradi e sembra non soffrire affatto del congelamento.

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Un ecosistema ideale per i batteri
Secondo quanto dichiarato dall’FSA, dopo aver lavato il pollo, il Campylobacter si diffonde con estrema facilità grazie a tutti gli utensili adoperati: per esempio taglieri (ancor peggio se sono in legno), coltelli, piatti eccetera.

I sintomi causati da Campylobacter
Il Campylobacter può causare ciò che viene definita campylobatteriosi. Si tratta di una patologia che colpisce il tessuto epiteliale intestinale causando febbre, nausea, diarrea e crampi addominali. Ma non solo: ci sono alcuni studi che ritengono vi sia una stretta relazione tra la sindrome di Guillén Barré (o paralisi di landry) e il batterio. Questa temibile malattia si sviluppa con paralisi progressiva degli arti che, nelle forme iperacute può arrivare a una paralisi totale in sole 24 ore.

Complicazioni
Le persone immuno-compromesse possono sviluppare manifestazioni molto gravi in seguito al contagio da Campylobacter. Tra questi vi sono meningite, endocardite e aborti. Nonostante ciò – secondo quanto si legge su EpiCentro – il tasso di mortalità è relativamente basso. La diagnosi di campylobatteriosi si ottiene tramite l’analisi dei campioni clinici.

I casi di campylobatteriosi
Nel 2012 L’Unione Europea ha rilevato oltre cinquemila focolai di infezioni causate dagli alimenti di uso comune, i quali hanno provocato diverse patologie in più di cinquecentomila soggetti. Ma la campylobatteriosi pare essere stata la malattia più segnalata che ha portato oltre 200mila casi di infezione. La maggior parte di questi portati dalla carne di pollo.

L’inquinamento aumenta lo stress e mettere a serio rischio la salute del cuore

Un recente studio ha evidenziato quasi 100 valori alterati in seguito all’esposizione allo smog. Se non si risolve il problema, l’unica soluzione sono i purificatori di aria.

Non bastava la vita frenetica, il lavoro e la famiglia. Pare che a promuovere lo stress sia anche l’inquinamento atmosferico. Sotto accusa, come sempre, le polveri sottili generate da auto e sistemi di riscaldamento. Ecco i risultati di un recentissimo studio pubblicato su Circulation.

Non è solo colpa del traffico
Se fare code ogni giorno nel tragitto casa-lavoro vi pare stressante, sappiate che la stessa aria che respirate in quei momenti può aumentare la vostra dose quotidiana di stress. Nelle città, infatti, specie se si è fermi in mezzo al traffico, si inalano altissime quantità di polveri sottili – la maggior parte rilasciate dai tubi di scappamento. E sono proprio queste che aumenterebbero a dismisura i livelli dell’ormone dello stress. Il risultato? Alterazioni al naturale metabolismo corporeo che, a lungo andare, potrebbero colpire irrimediabilmente il nostro cuore.

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PM 2.5
I ricercatori cinesi della Fundan University di Shanghai – che ben conoscono il problema smog – si sono concentrati sullo studio delle cosiddette PM 2.5. Si tratta di un particolato molto fine con un diametro inferiore a 2,5 µm, ovvero a un quarto di centesimo di millimetro. La sua peculiarità è quella di penetrare con molta facilità nei polmoni, specie se si respira con la bocca.

Lo studio
Per arrivare a tali conclusioni, la ricerca ha coinvolto 55 studenti universitari. Tutti erano in perfetta salute a inizio studio. Su ognuno di loro è stato osservato l’eventuale cambiamento fisiologico che veniva indotto a seguito dell’esposizione all’aria inquinata confrontando con le variazioni indotte dall’aria filtrata da un purificatore. Più precisamente, gli scienziati hanno voluto esaminare quali differenze potessero indurre sull’organismo i particolati presenti all’aria aperta e quelli che si trovano nei dormitori. Per farlo, ai giovani ragazzi è stata monitorata la pressione arteriosa, le sostanze generate dal metabolismo, lo stress ossidativo e i livelli di infiammazione.

I risultati
I risultati non hanno fatto altro che confermare un problema già noto da tempo: l’esposizione alle polveri sottili aumenta vertiginosamente i livelli di cortisolo, altrimenti conosciuto come ormone dello stress. Ma non solo: pare che lo smog incida negativamente sulla maggior parte delle funzioni metaboliche alterando quasi cento valori. Tra questi anche gli amminoacidi, i grassi, le proteine e gli zuccheri ematici.

A rischio la salute del cuore
È più che evidente che le particelle sottili generino tutta una serie di reazioni a catena che colpiscono il nostro organismo e, di riflesso, la salute cardiovascolare. Predisponendo così gli individui a rischio malattie cardiovascolari e metaboliche. Patologie che insorgono con molta probabilità a seguito di un errato metabolismo degli zuccheri (insulino-resistenza), dell’infiammazione e dell’eccesso di stress ossidativo.

Basta un purificatore d’aria?
D’altro canto chi non si trovava direttamente a contatto con l’ambiente inquinato e soggiornava nei dormitori con purificatori d’aria, sembravano avere meno effetti collaterali. In questo caso, infatti, i livelli di particolati erano ridotti dell’82%. «Con i purificatori si sono avuti significativi cali dei livelli di cortisolo, della pressione arteriosa sistolica e dei biomarcatori dell’infiammazione e dello stress ossidativo». Tuttavia, «sebbene siano stati evidenziati benefici per la salute non è ancora chiaro fino a che punto i purificatori possano garantire protezione nelle condizioni reali della vita di tutti i giorno», spiegano i ricercatori. D’altro canto verrebbe da chiedersi se è corretto installare purificatori d’aria in casa, al posto di ridurre la vera causa di tutto: le auto altamente inquinanti, le fabbriche e i sistemi di riscaldamento. Nel frattempo i ricercatori avvertono che saranno necessarie ulteriori ricerche per confermare i miglioramenti sulla salute indotta dai purificatori d’aria.

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Sindrome da rientro: ecco alcuni consigli per “ammorbidire” la fine delle vacanze

Ci risiamo, ogni anno è sempre la solita storia, stiamo in attesa delle tanto agognate vacanze per poi soffrire della “sindrome da rientro”.

Per molti il ritorno alla normalità è traumatico. mal di testa, stanchezza, sensazione di confusione, perdita di entusiasmo e irritabilità, ma anche dolori muscolari, eccesso di sudorazione, tachicardia, difficoltà di concentrazione, sono solo alcuni dei sintomi “accusati” da una persona su due di rientro al lavoro dalle vacanze. Come fare per evitare il trauma da rientro? Ecco alcune piccole regole da osservare, per rendersi più dolce il rientro alla routine giornaliera:

1. Rientrare gradualmente alla vita di tutti i giorni. E’ importante a tal proposito, lasciarsi uno o due giorni di ferie da trascorrere in città.

2. Rivivere le vacanze. E’ bene non “dimenticare” subito le ferie archiviando i ricordi, ma è utile per sentirsi ancora un po’ lontani dalla quotidianità, rivedere video e foto dei giorni felici e spensierati.

3. Rimettersi in forma gradualmente. Evitate la presunzione di “partire in quarta” per perdere i chili messi su in vacanza ma ponetevi obiettivi raggiungibili bisogna procedere passo per passo, dandosi mete ragionevoli nella ripresa della forma fisica.

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4. Prendersi cura di sé. In questo cosa bisognerebbe ritagliarsi, proprio come si faceva in vacanza, del tempo per coccolarsi. Questo si potrebbe tradurre nel fare una passeggiata, o consumare lentamente la colazione, leggere un buon libro, insomma mettere in pratica delle buone abitudini che insieme contribuiscano al benessere e piacere psicofisico.

5. Recuperare i ritmi giusti. E’ utile riprendere le “redini” del ritmo sonno-veglia, cambiato durante la sregolatezza delle vacanze. Per rientrare nella routine bisogna poco a poco ritrovare i ritmi giusti, innanzitutto tornando a dormire un adeguato numero di ore per notte (non meno di 6-7 ore) e andando a letto più o meno sempre alla stessa ora. Secondo passo, mangiare a orari altrettanto regolari: anche i pasti, come il sonno, “sincronizzano” l’organismo e lo aiutano a tornare alla routine.

6. Fare movimento. L’attività fisica è essenziale per mantenersi in forma e per contrastare i malesseri da sindrome da rientro come affaticamento, irritabilità, cattivo umore: anche in questo caso è essenziale la gradualità, cercando comunque di fare movimento almeno tre volte alla settimana. Se invece in estate ci si è dedicati di più allo sport è bene non perdere la buona abitudine e continuare a muoversi con regolarità, magari sfruttando qualsiasi occasione per farlo come andare in bici o a piedi al lavoro o fare una corsa quotidiana al parco.

Proprietà dei Peperoni

Famiglia delle Solanacee, genere Capsicum, che comprende peperone e peperoncino, varietà capsicum annuum, la più coltivata; in linguaggio comune, il peperone. Giallo, verde, rosso, fin dai colori è un’esplosione di estate, sole e calore; infatti è un tipico ortaggio estivo, e per quanto ormai sia diffuso negli orti e nelle coltivazioni di tutto il mondo, dalla Cina, all’Italia, al Perù, i piatti e le ricette che lo ricordano di più hanno una chiara impronta meridionale. Dalla peperonata siciliana al gazpacho spagnolo, alle fajitas messicane, il peperone sa di caldo, di vacanze, di sole. 
Del resto, per quanto come detto sia ormai diffuso ovunque, la sua origine è l’America del sud; venne importato in Europa insieme ad altri frutti e ortaggi che prima del sedicesimo secolo erano del tutto sconosciuti nel vecchio continente. Si ritiene che la sua primitiva area di origine potrebbe essere il Brasile, ma all’arrivo dei conquistatori era già diffuso anche in America centrale, in moltissime varietà. 

La pianta predilige climi caldi e necessita di terreni molto fertili, la semina avviene a fine febbraio (a meno che non si vogliano ottenere raccolte extrastagionali) e i frutti, le bacche della pianta, arrivano sui banchi dei mercati in estate. In tantissime varietà: infatti non solo i colori, giallo o rosso (i peperoni verdi, in realtà, sono bacche non ancora mature), sono una discriminante, ma anche la forma, il sapore, la grandezza. 

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Una prima differenziazione fra cultivar riguarda la separazione tra frutto dolce e piccante. Quello normalmente usato in cucina è il primo; il secondo in genere viene essiccato, a volte polverizzato, ed è usato principalmente come condimento. Ha la particolarità di contenere ancora più vitamine del suo omologo dal sapore più lieve, che già ne è ricco, come approfondiremo più avanti. Se si ragiona in termini di conformazione, il peperone può essere di forma quadrangolareallungata troncata. Del primo tipo sono noti il giallo e il rosso dolce di Nocera, il giallo e il rosso quadrato d’Asti, il braidese, il giallo San Valentino, il California wonder, il peperone pomodoro; del secondo, il Marconi, il lungo di Chiasso, il Corno di Toro o il Toro di Spagna, il peperone a sigaretta; del terzo, fanno parte anche varietà usate principalmente per i sottaceti, come il piccolo del Veneto e di Firenze e il quarantino d’Asti. Discorso a parte per i friarielli, come vengono chiamati in Campania, o friggitelli, secondo il loro nome romano: sono verdi, quindi come tutti i peperoni di questo colore, sono colti non ancora maturi, sono piccoli come peperoncini ma non sono piccanti, anzi. In genere vengono preparati alla griglia con la semplice aggiunta di sale. Per quanto riguarda le difficoltà di digestione legate a quest’ortaggio, molti riescono a limitare il problema togliendo la pellicola che lo ricopre, considerata la buccia; vanno eliminati anche i semi. 

I peperoni in cucina
 
Crudo, in pinzimonio o nel gazpacho; cotto, dalla bagna cauda alla peperonata; internazionale, dalle fajitas alla ratatouille. Il peperone è estremamente versatile, può essere cucinato con molte tecniche o può non essere cucinato affatto, e consumato sott’aceto o crudo a listarelle, insaporito con olio, pepe e sale. L’importante, al momento dell’acquisto, è controllare che i frutti siano sodi, senza grinze e ammaccature, e che abbiano il picciolo. In frigorifero resistono per qualche giorno, in genere non più di quattro. 
Se la bagna cauda è un tipico piatto piemontese, e vede i peperoni come semplici ingredienti di una ricetta ricca di componenti e complessa, la peperonata invece è targata Italia del sud e già dal nome è facile immaginare che qui i peperoni sono protagonisti assoluti, cotti in padella con olio evo, pomodoro, cipolle, aglio. La sicilianissima caponata, a base di melanzane, ha molte varianti locali, alcune che prevedono i peperoni ed altre no; ma sono sempre siciliani i peperoni con la mollica, una delle declinazioni più gustose che questi prodotti possano avere. Come altre verdure, i peperoni possono essere preparati ripieni. Se non si tollera la buccia, il modo più veloce per eliminarla è cuocere i peperoni alla griglia: sarà estremamente facile staccare la pellicola che li ricopre. 
Per quanto riguarda le ricette internazionali, tra le più note c’è il gazpacho, una zuppa fredda spagnola (nello specifico, originaria dell’Andalusia) preparata frullando insieme ingredienti crudi come pomodori e peperoni (da entrambi vanno eliminati i semi), cetrioli, cipolla e aglio, e aggiungendo olio, sale e pepe. Successivamente, al composto passato al setaccio, si aggiunge mollica di pane raffermo insaporita con aceto. La zuppa va poi fatta raffreddare in frigorifero. Spostandosi in America, è tipicamente messicana la ricetta delle fajitas, carne di manzo o pollo piccante accompagnata da peperoni e servita generalmente su tortillas di mais che la avvolgono. Dai peperoni si ricava inoltre una spezia usata in moltissime preparazioni, sia dolce al naturale sia resa più piccante, cioè la paprika.

Proprietà salutari 
La notevole presenza di vitamina C, di cui il peperone è più ricco anche rispetto agli agrumi (se lasciato crudo), ne fa un prodotto con caratteristiche salutari di vario tipo, in primo luogo antiossidanti: in effetti il peperone è la bacca che contiene, rispetto al peso, più vitamina C. Ma è molto rilevante anche la presenza di betacarotene, soprattutto nei peperoni rossi; e il frutto contiene anche varie vitamine del gruppo B. Oltre alle vitamine, sono presenti molti sali minerali, principalmente potassio, ma anche ferro, magnesio, calcio. 
La notevole quantità di acqua e fibra determina un potenziale, lieve, effetto lassativo; le poche calorie ne fanno un cibo consigliato in caso di diete ipocaloriche. A differenza del peperoncino, ricco di capsaicina, il peperone contiene soprattutto una sostanza chiamata diidro capsiato. Notoriamente, il peperone può creare qualche difficoltà di digestione; per questo motivo è sconsigliato a chi ha problemi gastrici, soprattutto se persistono nonostante l’eliminazione della buccia, cioè della pellicola che riveste il frutto. 

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Valori nutrizionali 
Per cento grammi di peperone rosso o giallo (il verde viene colto non ancora maturo, quindi ha caratteristiche lievemente differenti), il 92 per cento del peso è dovuto all’acqua; per il resto il peperone contiene il 4 per cento di zuccheri, il 2 di fibre, circa l’1 per cento di proteine. La vitamina C, di cui la bacca è particolarmente ricca, è presente in quantità di circa 190 mg nei peperoni gialli, i più ricchi. Le calorie sono, a seconda della varietà, tra 20 e 30 per etto. Ci sono circa 200 mg di potassio e 12 di magnesio; oltre alla vitamina C sono presenti le vitamine del gruppo B; i peperoni rossi sono ricchissimi di betacarotene (anche oltre 1600 mcg per etto). 

Proprietà Benefiche delle Melanzane

Da un punto di vista etimologico, le melanzane sono tra gli ortaggi più interessanti. Oltreoceano sono chiamate eggplants, nome che probabilmente è nato in Europa nel diciottesimo secolo, presumibilmente nelle isole britanniche, perché le varietà coltivate all’epoca davano frutti delle dimensioni, della forma e in alcuni casi anche del colore delle uova d’oca. Attualmente in Gran Bretagna la pianta è conosciuta come aubergine, nome che dovrebbe essere una derivazione della denominazione araba, la quale a sua volta probabilmente è un adattamento dal nome sanscrito. Il che dà già un’idea dell’antichità, delle origini e della diffusione di questa pianta. 
Ma anche l’italiano “melanzana” ha un’interpretazione curiosa: per quanto presumibilmente la radice in parte sia di origine araba (da badingian a melangiana, con la variante petronciano) e si sia poi evoluto nella forma attuale (Pellegrino Artusi, nel suo celebre libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, usa la definizione “petonciano o melanzana”), la tradizione popolare interpreta questo nome come “mela insana”, probabilmente a causa del fatto che la melanzana non deve essere mangiata cruda, come un qualsiasi frutto, ma può essere consumata solo dopo essere stata cotta. 
Il frutto che si presenta in tavola è dato dalla pianta classificata come Solanum melongena, appartenente alla famiglia delle Solanaceae; originaria dell’India, è stata diffusa nell’area mediterranea dagli Arabi. La pianta in genere ha un’altezza che non supera il metro, con fiori grandi di colore bianco o violaceo. I frutti, le melanzane, presentano una notevole varietà di forme e colori, dalle bacche allungate a quelle rotonde, dal colore viola quasi nero a violetti più chiari fino quasi al bianco. Gli estremi possono essere compresi tra la Violetta lunga palermitana, di colore molto scuro e forma allungata, alla tonda di Firenze, tondeggiante e viola chiaro. L’Italia è il primo produttore europeo di melanzane; la diffusione di questo frutto nel mondo è testimoniata dalla varietà di ricette, che spaziano dalla caponata alla ratatouille alla moussaka. 

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Le melanzane in cucina 
Di qualsiasi varietà la si desideri, prima di comprare una melanzana occorre controllare che la parte con il picciolo non sia secca e sia bene attaccata al frutto, che a sua volta non deve presentare ammaccature; la buccia deve essere ben tesa. Il picciolo va lasciato attaccato alla bacca anche se si decide di conservarla in frigo, comunque per non più di tre-quattro giorni. 
Tonde o lunghe, chiare o scure, le melanzane hanno in comune la consistenza, tendenzialmente spugnosa, e il sapore che vira tra l’amaro e il piccante, a seconda della varietà. Proprio per far perdere un po’ di amaro, prima di cuocerle (ricordiamo che la melanzana non va mai consumata cruda, deve sempre essere cotta prima) si usa tagliarle a fette o a tocchetti, a seconda della preparazione scelta, e tenerle qualche decina di minuti sotto sale o in acqua e sale. 
Una volta trattata col sale, e ovviamente risciacquata con cura, la melanzana si presta a vari tipi di cottura, dalla griglia, alla frittura, al forno. Questa bacca è presente in moltissime ricette di svariati paesi, e il motivo è l’estrema versatilità, non solo delle tecniche di cottura che possono essere utilizzate ma anche della possibilità di taglio e di abbinamenti. Se affettata è perfetta per una parmigiana, a tocchetti è indispensabile per la caponata; se si sposa a perfezione con formaggio, mozzarella, sugo o carne, in alcune ricette presenta un coraggioso eppur riuscito sodalizio con il cioccolato, conosciuto e amato soprattutto in terra campana. Più classiche sono le melanzane ripiene o le polpette di melanzane. 
Una cucina regionale italiana che storicamente ha sempre saputo sfruttare le melanzane è quella siciliana: si va dalla pasta alla norma, con melanzane fritte, sugo di pomodoro e ricotta infornata, alla parmigiana, anche nella ricetta in padella, alla caponata, preparazione elaborata che prevede tra gli ingredienti anche pomodori, cipolle, sedani, capperi, olive, il tutto in agrodolce; alcune varianti prevedono i peperoni. 
Restando nell’area mediterranea, se si parla di moussaka si parla di cucina greca e mediorientale; la ricetta greca riguarda uno sformato cotto al forno, a base di melanzane, ma che vede l’indispensabile presenza tra gli ingredienti di carne tritata, con l’aggiunta di besciamella. Originaria dell’Arabia è la salsa a base di melanzane chiamata Baba Ghanouj. 

Proprietà salutari 
Innanzitutto va detto che, come altre solanacee, la melanzana contiene solanina, ed è questo il motivo per cui va sempre consumata cotta: l’alta temperatura riduce la quantità di questa sostanza tossica. 
Poi è necessario specificare che la melanzana, di per sé, contiene poche calorie, circa 18 ogni cento grammi; il problema è la consistenza spugnosa, che fa sì che questo ortaggio assorba il condimento come pochi altri. Una melanzana fritta non è consigliabile per una dieta ipocalorica; una melanzana alla griglia è già preferibile, per quanto anche in questa preparazione venga trattata con olio. 
La buona quantità di fibre ne fa un ortaggio consigliato in caso di stipsi; le virtù depurative che le vengono attribuite vanno associate a una favorevole attività rispetto alla salute del fegato (aiuterebbe anche nella secrezione della bile), e alle capacità diuretiche dovute anche alla grande quantità d’acqua che contiene. 
La medicina popolare le riconosce anche attività antinfiammatorie; tradizionalmente, le foglie della pianta venivano usate, in preparazioni particolari, contro ascessi ed emorroidi. 
La buccia può essere consumata ed è una buona fonte di sostanze nutritive.

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Valori nutrizionali 
Su cento grammi, una melanzana è composta per più di 90 grammi d’acqua. I carboidrati rappresentano circa il 2,5 per cento della sua massa, così come le fibre; per un totale di circa 18 calorie. Il minerale più presente è il potassio; in minori quantità ci sono fosforo, sodio e calcio. Tra le vitamine, le più presenti sono quelle del gruppo B, oltre alla vitamina A e alla C.

Proprietà Benefiche delle Zucchine

Un piccolo frutto in genere poco appariscente, raccolto quando nemmeno è ancora giunto a maturazione, che per un appassionato di cucina può rivelarsi un tesoro. La zucchina, ortaggio apparentemente modesto, in realtà ha il potenziale per essere una protagonista della tavola. Può essere servita cruda, fritta, grigliata, cotta al vapore, lessata; offre un fiore apprezzatissimo anche ripieno e in pastella; regala forme che variano da quella cilindrica a quella tonda, perfetta per le ricette che prevedono ripieni, e colori che spaziano dal verde smeraldo al bianco al giallo. Dal punto di vista del benessere, è composta principalmente d’acqua, ha pochissime calorie, offre vitamine A e C e tanto potassio. 
La Cucurbita Pepo fa parte della famiglia delle Cucurbitacee, che comprende altri orteggi come cetriolo e zucca e frutti come cocomero e melone; come buona parte degli esemplari di questa famiglia la pianta è annuale con fusto erbaceo strisciante o rampicante, teme il freddo, necessita di clima mite e di una posizione aerata e soleggiata. I fiori sono maschili, e si sviluppano a parte su un tralcio proprio, e femminili, presenti sul frutto. Poiché le zucchine si riproducono per impollinazione naturale, è bene fare attenzione a non raccogliere troppi fiori maschili (quelli usati in cucina) per scopi alimentari. 
Distinguendo le varietà a seconda della forma dei frutti, le più diffuse sono le zucchine lunghe, di forma cilindrica. Appartengono a questa categoria diversi cultivar, che possono essere distinti innanzitutto dal colore: le sfumature spaziano dal verde molto scuro o smeraldo, come lo zucchino di Milano, a quello più chiaro, come nel caso della zucchina romanesca, fino a sbiadire come per la zucchina bianca o gialla. La superficie può presentarsi liscia o fortemente scanalata, la forma può essere nettamente cilindrica o tendente al piriforme. Alla categoria delle zucchine tonde appartiene, ad esempio, la Tonda di Firenze; come detto, sono varietà adatte a ricette che prevedono ripieni. Le patisson infine sono di origine francese e hanno una forma molto particolare, lobata, e un gusto più deciso. 

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Le zucchine in cucina 
Le zucchine sono un frutto primaverile, ma ormai sono presenti in commercio quasi tutto l’anno. Quando si scelgono occorre controllare che siano freschissime, perché le zucchine non hanno una lunga resistenza: devono essere sode, la buccia deve avere un colore brillante e deve essere priva di ammaccature, il fiore non deve presentare segni di appassimento. È bene scegliere zucchine piccole, poiché presentano meno semi. La buccia può essere consumata insieme al frutto, a meno che non presenti peli di una consistenza spinosa; di per sé non sono segno di scarsa qualità dell’ortaggio, tutt’altro, ma possono risultare sgradevoli al palato e quindi vanno eliminati. I fiori che in genere si usano nelle fritture non sono quelli che si trovano all’estremità della zucchina, femminili, ma quelli che si sviluppano lungo un gambo proprio, maschili. Vanno sempre privati del pistillo prima di essere cucinati; in genere vengono fritti in pastella, secondo ricette tradizionali diffuse in varie località, come Roma o Napoli. Possono anche essere in parte riempiti di un ripieno, come mozzarella e filetto di acciuga. 
Le zucchine possono essere consumate crude, ad esempio tagliate a julienne e inserite in un’insalata mista; possono essere tagliate in lungo e grigliate, anche dopo una leggera marinatura; possono essere tagliate a rondelle e fritte, e in questo caso sono un condimento eccellente per la pasta, come gli spaghetti, un ingrediente perfetto per una frittata ma anche un ottimo contorno a sé. Occorre ricordare che le zucchine assorbono molto i condimenti, quindi se ad esempio vengono fritte le naturali doti di leggerezza e alta digeribilità verranno modificate. La cottura che le mantiene più leggere è quella a vapore; possono anche essere lessate. 
Le zucchine tonde o piriformi possono essere scavate e riempite con un ripieno, che può contemplare sia altre verdure sia carne o formaggi; questo ortaggio si sposa benissimo anche con il pesce. Le zucchine possono anche essere utilizzate per una versione alternativa della parmigiana, al posto delle melanzane, e naturalmente possono essere inserite nei minestroni e nelle zuppe, tenendo presente che hanno tempi di cottura molto rapidi. 

Proprietà salutari 

Le zucchine sono composte per circa il 95 per cento d’acqua; per questo sono indicate sia a scopo diuretico sia nelle diete ipocaloriche, poiché presentano pochi zuccheri, pochissimi grassi e poche calorie. Anche l’apporto di proteine vegetali è però estremamente scarso; le fibre sono presenti ma non in grande quantità. 

In linea di massima le zucchine sono molto facilmente digeribili, anche se è necessario tenere presente che sulla digeribilità incide il metodo di cottura scelto, poiché assorbono molto i condimenti. Sono comunque consigliate per chi ha problemi digestivi e tendono anche a regolare problemi intestinali. 
Tra le vitamine, sono presenti la A e la C e alcune vitamine del gruppo B; tra i minerali spicca il potassio, ma ci sono anche fosforo, calcio, ferro e manganese. 

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Valori nutrizionali 
Cento grammi di zucchine crude contengono quasi il 95 per cento d’acqua, tra 1 e 1,5 grammi di proteine e circa l’equivalente di carboidrati, mentre i grassi si attestano sullo 0,1 circa. Non è presente colesterolo. Le fibre sono poco più dell’1 per cento, per un totale di circa 11 kcal. 
Le zucchine contengono molto potassio; sono presenti vitamina A, C e acido folico. 

Acqua: Quale Bere?

Quale acqua bere: consigli per scegliere bene l’acqua destinata alla nostra idratazione. Cosa guardare nell’etichetta dell’acqua in bottiglia.

Per una corretta idratazione è necessario bere frequentemente e a intervalli regolari. Quanta acqua bere? La quantità giusta dipende dal nostro peso corporeo e dallo stile di vita che conduciamo. In media dovremmo bere circa un litro e mezzo d’acqua al giorno. Temperatura ambientale, attività fisica, condizioni di salute, età e peso corporeo sono tutti fattori che influenzano il nostro fabbisogno idrico.

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Attenzione! 
In questo articolo non parleremo della migliore marca di acqua ma vi forniremo tutte le informazioni utili per imparare a leggere l’etichetta delle bottiglie che troviamo in commercio così da scegliere l’acqua migliore in base alle proprie esigenze.

Quale acqua bere: fredda o a temperatura ambiente?

E’ meglio bere in piccole quantità, magari portando una bottiglia d’acqua a lavoro, oppure, ancora più consigliato è l’impiego del termos per mantenere l’acqua alla temperatura ideale.

Bere acqua fredda o troppo calda può ostacolare l’idratazione. La temperatura dell’acqua che beviamo dovrebbe essere compresa tra gli 8 e i 15 °C, in questo intervallo di temperatura l’assorbimento è migliore.

L’acqua molto fredda, così come le bevande ghiacciate, hanno un effetto rinfrescante immediato ma non privo di controindicazioni. Bere acqua ghiacciata può avere ricadute negative sulla digestione e sulla circolazione.

Quale acqua bere: acque ipotoniche o ipertoniche

In commercio troviamo soluzioni acquose di tipo isotoniche o leggermente ipotoniche. Si tratta di bevande acquose formutale per chi pratica attività fisica. In questo contesto meglio scegliere bevande biologiche senza conservanti, dolcificanti artificiali, coloranti o altri additivi. Bevande a base di acqua ipotonica o leggermente isotonica, sono indicate durante l’attività fisica o dopo l’attività fisica, per idratare meglio il corpo.

E’ invece sconsigliato l’uso di acqua ipertonica, cioè una soluzione acquosa che contiene più soluti del nostro plasma sanguigno (in particolare, zuccheri). Queste bevande possono essere consumate durante l’attività fisica per avere energia pronta all’uso ma non sono idratanti e rischiano di causare disturbi intestinali.

Quale acqua scegliere: acqua minerale

Scegliere l’acqua minerale migliore per le proprie esigenze non è affatto facile. Tutti sappiamo leggere l’etichetta di un alimento, conosciamo a grandi linee il ruolo di carboidrati e proteine nella nostra dieta ma poco sappiamo sul residuo fisso e sulle altre indicazioni presenti nell’etichetta dell’acqua.

La prima cosa da fare per scegliere l’acqua minerale giusta è leggere l’etichetta per individuare la sigla RF. RF è il residuo fisso, cioè la quantità di sali disciolti in un litro d’acqua.

Quale acqua bere, residuo fisso inferiore a 50 mg/l

  • Adatta all’uso quotidiano.
  • Da bere per contrastare la ritenzione idrica.
  • Adatta a chi soffre di ipertensione.
  • Acqua da scegliere per bambini e neonati.

E’ adatta all’uso quotidiano, è la più leggera e in grado di stimolare la diuresi. Quale acqua bere per la ritenzione idrica? Indubbiamente una con un residuo fisso non superiore a 50 mg/L. Inoltre questa acqua è adatta ai bambini. Contiene poco sodio, quindi consigliata anche in caso di ipertensione arteriosa.

Quando scegliere acqua oligominerale 

L’acqua oligominerale ha un RF non superiore a 500 mg/l. Analogamente a quanto visto prima, questo tipo di acqua stimola la diuresi e sono indicate per l’uso quotidiano di un adulto. Buona contro la ritenzione idrica.

Quando scegliere acqua con residuo fisso tra 500 – 1500 mg/l

  • Da bere durante lo sport
  • Da bere in estate e quando fa molto caldo

Un residuo fisso così elevato è utile per rigenerare i liquidi e i sali minerali dispersi con il sudore. Se avete in programma un percorso trekking, usate un’acqua con residuo fisso elevato.

L’acqua ricca di sali minerali (RF superiore a 1500 mg/l) va utilizzata sotto controllo medico, infatti si tratta di acqua minerale terapeutica non adatta all’uso quotidiano se non in particolari condizioni.

Quale acqua scegliere, domande frequanti

Quale acqua bere per il fegato? 
Per supportare l’attività epatica ed equilibrare le vie biliari, un acqua clorulata (più di 200 mg/l di cloruro) può essere utile. Questa acqua è leggermente lassativa.

Quale acqua bere per digerire meglio?
Un acqua solfata (più di 200 mg/l) è utile per chi ha difficoltà a digerire. Per aiutare la digestione lenta è consigliata un acqua acidula, con più di 250 mg/l di anidride carbonica.

Quale acqua bere per dimagrire?
Domanda molto spinosa perché non esiste un’acqua miracolosa in grado di far perdere peso. Chi ricerca effetti lassativi può scegliere un acqua con più di 200 mg/l di cloruro, solfata e magnesica.

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Quale acqua bere in caso di calcoli renali? 
In caso di patologie renali o ipersecrezione gastrica, l’acqua consigliata è quella contenente bicarbonato (più di 600 mg/l).

Quale acqua scegliere per bambini? 
Prima abbiamo parlato del residuo fisso ma leggendo in etichetta assicuratevi che si tratti di un’acqua calcica (più di 150 mg/l di calcio). Molto utile per lo sviluppo scheletrico dei bambini, per contrastare l’ipertensione arteriosa e nelle donne in prossimità della menopausa, per prevenire l’osteoporosi.

Quale acqua bere in gravidanza? 
L’acqua ferruginosa (più di 1 mg/l di ferro bivalente) è indicata nelle anemie da carenza di ferro e anche per le donne in stato di gravidanza.

Quale acqua bere durante lo sport?
Vi abbiamo parlato delle bevande isotoniche, ipotoniche e ipertoniche. Chi pratica intensa attività sportiva può prediligere un’acqua sodica con più di 200 mg/l di sodio mentre chi soffre di ipertensione dovrebbe scegliere un’acqua iposodica, con meno di 20 mg/l di sodio.